lunedì 23 ottobre 2017

MAESTRI DI PERFIDIA



L'accusa di antisemitismo è una delle più infamanti che oggi possano essere scagliate contro chiunque e, una volta lanciata, non c'è carriera o personalità che non ne risulti fortemente danneggiata. La gente, in Europa, ne è letteralmente terrorizzata. E anche se il lancio di un tale epiteto non distrugge il malcapitato di turno, impone comunque un rapido cambio di rotta. Ammesso dunque che una tale paura esista, sarebbe strano se non venisse usata. È il caso per esempio, come riporta lo scrittore Israel Shamir, delle recentissime elezioni austriache. Durante la campagna elettorale, il Partito Socialdemocratico austriaco (SPÖ) ha assunto un faccendiere israeliano, Tal Silberstein, per infangare il suo avversario Sebastian Kurz. Silberstein ha creato una pagina Facebook a nome di Kurz e lì ha pubblicato forti invettive antiebraiche, ha organizzato un gruppo fan di Kurz pieno di slogan inneggianti al nazionalsocialismo. L’idea era che gli austriaci si prendessero paura e non votassero Kurz.

Quest’ultimo ha però capito la mossa chiedendo ai moderatori di Facebook di fermarla. Di solito FB è celere a bloccare roba bollata come "nazista". E una falsa dichiarazione di identità viene solitamente risolta in un tempo molto breve. Qui, però, il signor Zuckerberg e i suoi lacché hanno indugiato parecchio, riluttanti a oscurare la denuncia di Silberstein nei confronti di un supposto "antisemita". Kurz è stato fortunato perché Silberstein era stato arrestato in Israele per reati legati alla corruzione. Poi FB si è svegliata e ha rimosso le pagine e i gruppi creati da Silberstein. Ma questo può essere considerato il classico colpo di fortuna: se fosse stato arrestato altrove, lo si sarebbe considerato vittima di antisemiti e le sue insinuazioni sarebbero rimaste intatte.

Il signor Silberstein, un esperto diffamatore, è noto per aver fatto altre cose del genere: era stato precedentemente collegato a reati legati alla corruzione, quando guidò la campagna per Julia Timoshenko, la famosa politica ucraina. Lei andò in prigione, lui tornò in Israele. In Austria, ha avuto un sacco di disgrazie: gli hacker hanno pubblicato la sua corrispondenza con l'SPÖ, i cui leader si sono dovuti dimettere e così l'SPÖ ha perso le elezioni.



Il tentativo di Silberstein di far passare Kurz per un antisemita era quindi fallito, ma lui ha continuato a bollare come tale un altro politico austriaco, il leader dell'FPÖ Heinz-Christian Strache. Gli austriaci se ne sono fregati e hanno comunque preferito questi due partiti, la lista di Kurz e la FPÖ, nonostante il presunto antisemitismo, e hanno punito l’SPÖ, il partito kosher.

Ma oltre il lieto fine c'è però anche un ulteriore sviluppo dell'evento, che ricorre piuttosto spesso. Per sottrarre sé stessi e i propri partiti dalla denuncia ebraica, i due leader hanno giurato fedeltà a Israele. Si sono recati (separatamente) nello Stato ebraico, hanno fatto delle foto con Netanyahu e al memoriale dell’Olocausto e si sono profusi in continue dichiarazioni su quanto amino e apprezzino quel paese.

L’accusa di antisemitismo è una situazione win-win per gli ebrei. Se un politico non fa quel che gli ebrei vogliono lo bollano come antisemita cosicché lui poi: 1) è costretto a fare quello che loro desiderano e/o 2) giuri fedeltà a Israele. Nel primo caso è un liberale, nel secondo un nazionalista. In entrambi i casi è sempre il banco a vincere.

Paolo Sensini




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