giovedì 28 settembre 2017

"MEDIATORI CULTURALI " A PIDDINIA


Da un po' di tempo si fa un gran parlare di "mediatori culturali", figure balzate agli onori della cronaca a seguito del grande arrembaggio concernente l'invasione migratoria. Ma chi sono questi personaggi spacciati come indispensabili dal circo mediatico?

A quanto pare in Italia il "titolo" avviene per "autoproclamazione", ovvero chi è da più tempo sul territorio e sviluppa ovviamente maggiori competenze e attitudini si lancia nell'affare per "vivere di migranti".

«Chi si improvvisa mediatore - spiega a tale proposito l'avvocato Davide Ascari - spesso lo fa perchè magari è più furbo rispetto ad altri e conosce un po' meglio la lingua. Ma corsi effettivi non ne ho mai visti fare di recente: è una qualifica che, diversamente da altri paesi europei, non ha mai avuto professionalità o una normativa specifica. In Francia, ad esempio, per diventare mediatore è necessario frequentare un corso della durata di tre anni. Quando mi è capitato di chiedere alla persona in questione come fosse diventata mediatore, mi ha semplicemente risposto: imparando l’italiano».

In breve, quello di mediatore culturale è un escamotage che serve per fare cassa a un esercito di furbi postulanti legati al mondo della cooperazione catto-comunista, il tutto come sempre a spese dei contribuenti.

Tanto, a Piddìnia, la felice terra dell’ accoglienza, paga sempre Pantalone….

Paolo Sensini






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martedì 26 settembre 2017

POVERTA' : UNA VORAGINE IN AUMENTO



 Centinaia di migliaia di  famiglie, che insieme raggruppano il numero spaventoso di quattro milioni di individui, oggi vivono in Italia in povertà assoluta, espressione con la quale si intende la condizione per cui non si è  in grado di acquistare beni e servizi ritenuti necessari per condurre uno stile di vita degno e accettabile.

A questa cifra va aggiunta quella ben più grande, superiore alle otto milioni di unità, di coloro che trascorrono la vita in una situazione di povertà relativa, ovvero quella in cui una famiglia o un individuo singolo possono spendere meno della metà di quanto dovrebbero per garantirsi un’esistenza decorosa.
I dati sono in costante aumento anno dopo anno e la tendenza non è certo quella di un’evoluzione positiva della questione.

Se ciò non bastasse ci sono poi da analizzare due fatti fondamentali, che aiutano meglio ad identificare le radici di un problema ormai diventato atavico: per prima cosa c’è da dire che le famiglie più povere sono quelle più larghe, ovvero quelle che hanno deciso di mettere al mondo più figli; in secondo ordine è da osservare come ad essere in stato di indigenza sia la fascia giovane della nostra nazione, infatti, come dimostrano le statistiche, il tasso di povertà diminuisce con l’aumentare dell’età del campione di persone preso in esame.

Da queste due considerazioni ne discendono svariate altre: cominciamo analizzando il perché è la gioventù ad essere maggiormente colpita.

Domandarselo finisce per sfiorare il retorico se si conosce l’involuzione degli ultimi anni sul tema del lavoro e della tutela stessa dei lavoratori.

In sintesi il giovane è più povero perché è precario, il che significa che guadagna denaro, che spesso sarebbe comunque insufficiente nella sua quantità, ad intermittenza, e ci sono dei mesi nei quali è costretto a fare di necessità virtù.

La persona adulta o anziana invece è economicamente più sicura, in quanto o protetta da contratti stipulati in tempi nei quali, pur vigendo il capitalismo, non si era ancora giunti ai livelli attuali, o al sicuro grazie ad una pensione ottenuta prima che riforme assurde e radicalmente padronali ne posticipassero il termine per poterne avere diritto fino a livelli ridicoli.

Gli effetti di tutto ciò sono un mercato del lavoro stagnante, dove non c’è ricambio in quanto da un lato chi è più avanti con l’età non rinuncia al proprio accordo aziendale e quindi al suo  stipendio e aspetta fino all’ultimo che scattino i termini per essere pensionato, visto che sa che la pensione ha una consistenza economica di molto inferiore rispetto ad un’ordinaria mensilità lavorativa, dall’altro l’azienda, nelle persone del datore di lavoro e degli altri azionisti se essa è quotata in borsa, è ben felice di questo gioco, in quanto non è costretta a rinnovare l’organico con assunzioni a tempo indeterminato e può avvalersi di collaborazioni saltuarie retribuite di tanto in tanto.

La situazione non migliorerà di certo, anzi tutto il contrario, se i governi continueranno, per mezzo di provvedimenti scellerati e privi di ogni logica che non sia quella del profitto, l’unica che il capitalismo ha dimostrato negli anni di seguire, a far salire l’età pensionabile, avvalendosi della patetica scusa costituita dall’allungamento dell’aspettativa di vita.

Più si seguirà questa perversa logica meno posti di lavoro si sbloccheranno e meno giovani avranno la possibilità sia di realizzarsi personalmente facendo esperienza in un contesto sociale che sia diverso da quello domestico e li ponga a contatto diretto col mondo esterno e le dinamiche che gli appartengono, sia di avere le possibilità finanziarie per costruire un nucleo familiare se possibile ampio, che dia nuova linfa ad una comunità nazionale ormai ridotta ai minimi termini come quella italiana.

Se ciò è vero, se cioè della nostra comunità è rimasto ben poco lo si deve a un sistema onnivoro e ad uno Stato che, rappresentandolo degnamente, si disinteressa totalmente della prosperità non solo morale, valoriale o economica del popolo che è chiamato ad amministrare, ma anche solo semplicemente numerica.
Torniamo allora alla seconda considerazione espressa nella fase iniziale dell’articolo, che consisteva nel prendere confidenza con il fatto che il grado di povertà aumenti a dismisura con l’aumentare dei componenti di una famiglia.

La motivazione per cui questo accade risiede nella conseguenza di quanto espresso poche righe sopra: se il giovane non riesce ad entrare nel mondo del lavoro in pianta stabile si vede sensibilmente ostacolato nel perseguire lo scopo di costruire una famiglia.

Ovviamente se questo già è difficile figuriamoci cosa accade se i figli da sfamare sono più di due, si va incontro a situazioni ai limiti della disperazione sociale.

Durante il corso delle legislature i diversi esecutivi che si sono avvicendati hanno tutti fatto promesse riguardo all’introduzione di agevolazioni per le famiglie numerose e cose simili.

La realtà è che nella maggior parte dei casi degli aiuti promessi non si è vista nemmeno l’ombra, mentre quando sono arrivati essi si sono limitati a provvedimenti dalla scarsa utilità concreta, in quanto non davano di certo un aiuto determinante che avesse riscontro nella vita quotidiana di una famiglia chiamata al compito di occuparsi di più bambini, ma offrivano nel migliore dei casi una soluzione limitatissima nel tempo e di scarsa consistenza.

Se questo accade è perché non c’è nessun tipo di volontà da parte di chi ci governa di agevolare la crescita del popolo italiano, sotto qualsiasi forma il termine crescita possa essere utilizzato.



Al contrario c’è invece quello di assecondare il disegno capitalista che vede nell’immigrazione la soluzione anche al problema delle nascite, concetto espresso più volte dalla nostra classe politica do governo durante i tanti inviti all’accoglienza incondizionata di cui si è resa protagonista.

E’ chiaro infatti che un progetto capitalista come quello che stanno attuando sulla nostra pelle prescinde da ogni considerazione di ordine valoriale che vada oltre la più strisciante materialità.

In questo senso non viene guardato per nulla il modo nel quale vengono raggiunti determinati obiettivi, l’unico aspetto sul quale viene riposta attenzione è quello finanziario.

Ne consegue che anche la disintegrazione di una nazione sotto ogni sua forma per la logica liberista non solo arriva ad essere  comprensibile, ma addirittura necessaria se preclude all’avanzare del mondialismo, approdo ultimo di chi oggi detiene il potere sul nostro pianeta.

Se a tutto questo servisse un’ennesima conferma è il calendario dei lavori delle nostre due aule parlamentari a fornircela:  il governo infatti si è proposto di approvare in fretta e furia il decreto con il quale si impegna a salvare le banche venete, insomma, non proprio una priorità degli italiani, che preferirebbero di gran lunga vedere i loro organi istituzionali, peraltro nemmeno eletti, occupati a discutere su come migliorare la condizione economica di un popolo ormai martoriato.

Dobbiamo renderci conto che le nostre priorità non coincidono affatto con quelle che ha chi amministra purtroppo il nostro destino, che è assai più impegnato ad aiutare una cerchia di poche personalità grazie al sostegno delle quali tuttavia esso si garantisce l’esistenza e la durata.

La domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi è come mai ogni giorno chiudono piccole attività, schiacciate dalla concorrenza sleale e dalla tassazione elevata, e non ricevono nessun aiuto dallo Stato nei momenti di difficoltà proprio perché si tratta di aziende private, mentre per gli istituti bancari questo discorso non vale?
Per questi ultimi infatti la logica è che i profitti li intascano i privati, mentre se c’è da fare un’operazione di salvataggio viene invocata la collettività, solo ed esclusivamente per preservare le posizioni personali di pochi giganti capitalisti e non quella dei correntisti, esposti giornalmente agli sbalzi di umore propri di un sistema instabile come quello capitalista.


E’ passato poco tempo da quando è stato chiesto a questo governo di intervenire per risolvere la questione di Alitalia, nella quale c’erano in ballo molti posti di lavoro, e con essi il futuro di altrettante famiglie, e la risposta fu negativa, argomentata con il fatto che non c’erano i fondi necessari e dovevano pensarci solo ed esclusivamente gli azionisti.

La copertura economica per salvare una o più banche però stranamente si trova sempre, magari togliendo fondi agli ambiti strutturali cardine del paese come ad esempio l’istruzione o la sanità, oppure attraverso il nuovo ente pubblico economico Agenzia delle Entrate- Riscossione, che dal mese di luglio sostituirà Equitalia mantenendone al cento per cento gli intenti e le caratteristiche.

Evidentemente siamo entrati in campagna elettorali, e porta più consensi far scrivere ai giornalisti amici titoli come:” Sparisce Equitalia” tranne non fare menzione della costituzione di questo nuovo soggetto, che di diverso rispetto a Equitalia  ha solo il logo e la modulistica piuttosto che spiegare bene le cose in tutti i loro aspetti.

Continueremo ad essere invasi da cartelle figlie di questo sistema che rasenta l’usura, e seguiteremo a dover fare i conti con la povertà fino a quando il sistema non cambierà i suoi principi generali e tutto il suo impianto, ma nessuno, tranne voci libere come le nostre, ve lo dirà.

D’altronde, come recitava il testo di una celebre canzone riferendosi agli organi di informazione dietro a cui si celano i grandi gruppi finanziari: “Il giornalismo insegna, quando serve non spiega”.

Daniele Proietti






DELLO STESSO AUTORE : “ DITTATURA INVISIBILE” , EDIZIONI DELLA LANTERNA :





giovedì 21 settembre 2017

SUCCEDE A PIDDINIA


"E dobbiamo porci il problema di aggredire il contante che è nelle case"(   Maria Elena Boschi )


Prima hanno spolpato le partite Iva, distrutto il mercato immobiliare, ucciso i consumi e adesso non sanno più dove prendere i soldi e pensano di venire a rubare direttamente nelle case.

Una zecca non molla fin che non ha ucciso l'organo ospitante.

La notizia è che noi siamo l'organo ospitante, veramente ligi al " dovere dell' accoglienza", dei veri " accoglioni".....

Urge radicale disinfestazione prima della finale morte per dissanguamento.

R.B.



SOSTENETE QUESTO BLOG INDIPENDENTE ACQUISTANDO I LIBRI DELLA LANTERNA, LA CASA EDITRICE PIU’ CONTROCORRENTE OGGI IN ITALIA :


LE TOGHE DI SUPERCIUK

La magistratura italiana come Superciuk : ruba ai poveri per dare ai ricchi, cioè per dare a se stessa – Lo scandalo delle parcelle mai  liquidate  agli avvocati dei non abbienti – uno dei tanti scandali e corruzioni che si svolgono dietro le ovattate sale dei “ palazzi di giustizia”…

Ovvero : “ il gratuito latrocinio dei non abbienti”….

Leggi l’ inchiesta, capitolo dopo capitolo, su questa sezione del blog. Non crederai a quello che leggi, ma è tutto vero e documentato : uno dei tanti scandali  dei “ palazzi di giustizia” tenuti accuratamente nascosti :



giovedì 14 settembre 2017

DITTATURA INVISIBILE


Daniele Proietti, giovane studioso di dinamiche storiche e collaboratore di varie riviste, si cimenta in questa opera prima in una ricerca particolarmente controcorrente : la identificazione del gruppo di potere più consolidato in Italia e onnipresente nelle sale di comando del Bel Paese dalla sua fondazione ad oggi .

Questo gruppo di potere viene identificato nei gangli onnipervasivi della finanza e della politica di ceppo ebraico : la " dittatura invisibile" è quella della " lobby che non esiste" , ma che esercita un potere tirannico affinato in 150 anni di dispotico predominio sul popolo italiano e sui suoi politici, il cui potere appare essere solo di facciata. Un libro che fa riflettere.

Link ufficiale del libro :


mercoledì 13 settembre 2017

GLI STRANI CONTI DEL DOTTOR PAGURO

Una truffa giudiziaria scientifica….


Pubblichiamo in questa rubrica una elaborazione letteraria che illustra  le tecniche e le truffe con cui l’ amministrazione del ministero della Giustizia (?) truffa i propri creditori, scegliendoli fra quelli più deboli e con minore “ peso specifico”. Nel caso di specie, gli “ avvocati dei poveri”, cioè quegli avvocati che svolgono per poca remunerazione il compito di difensore d’ ufficio degli imputati meno abbienti.

Con costoro, l amministrazione della giustizia dà il peggio della propria indole indecente : non solo le retribuzioni sono ai livelli dei minimi( a volte anche sotto) , ma lo Stato, attraverso sui “ fidi” funzionari, cerca pure di truffare i malcapitati, inventando ogni indecente stratagemma per non pagare mai.

E’ facile prendersela con i più deboli….. Ben diverso è il trattamento che i tribunali riservano alle banche, che sono anch’ esse creditrici degli apparati giudiziari…. Queste sì che le paga, ed anche con dei “ benefit” particolari… ma questo sarà oggetto di altra disamina. Pochi sanno di come le banche siano creditrici di tutti i tribunali d’ Italia….

 Torniamo ora alle tribolazioni degli “ avvocati dei poveri”.

Pubblichiamo oggi un lungo post in forma di   istanza inoltrata da un avvocato per ottenere, prima ancora del pagamento ( mai effettuato in quasi dieci anni..) una certificazione del credito :pure  la certificazione viene negata con arroganti pretesti; non solo il pagamento… Perché richiedere  la certificazione ? Perché essa impone il pagamento entro un anno e perché può essere utilizzata per compensare tasse dovute all’ erario.

La vicenda è sconcertante, ma frequente, sia pure non al livello di quella fantasiosa descritta in questa novella di fantasia .( direi di “ horror fantasy”).

 Il testo che segue è liberamente ispirato   da una lontana  vicenda realmente accaduta e non conserva però  nulla della vicenda originaria che lo ha ispirato. E’ completamente frutto di fantasia.
E’ stato ambientato in un fantomatico tribunale inesistente in cui abbiano fatto confluire i peggiori vizi del sistema burocratico italiano e lo abbiano chiamato “ tribunale di Piddinia”, nome emblematico del degrado di questi anni.

Anche il mostruoso “ dott. Paguro” che tesse le sue truffe all’ ombra dei suoi uffici è un personaggio di fantasia, ovviamente. Non esiste. Il nome ci è venuto in mente alla fine del racconto, quasi per partenogenesi, proprio ispirati dal comportamento che andavamo descrivendo, seguendo il filo della ispirazione letteraria.

E ‘ una figura emblematica e simbolica di un certo modo di fare della burocrazia giudiziaria : se esistesse veramente un “ dott. Paguro” sarebbe da inorridire e scappare all’ estero, via da  questo pazzo paese : il sonno della morale genera mostri.

Per fortuna, tutti gli orrori che il dott. Paguro assomma in sé in questo racconto fantastico , non possono coesistere nella realtà in una sola persona, è umanamente impossibile se non si è un dèmone incarnato : sono la somma, perversa e diabolica, dell’ indole parassitaria dei burocrati italiani. Un po’ come le maschere dell’ arte : vicino a Balanzone, Brighella , ci starebbe proprio bene anche il dott. Paguro , direi. E’ ora di aggiornare il bestiario delle italiche ( ed ataviche) miserie….

Diciamo pure che Kafka , con il suo “ Il processo” è un dilettante dell’ orrore, rispetto a quello che fanno, ogni giorno, i tanti “ dottor Paguro” della repubblica italiana.

Meditate gente, meditate.

( Redazione di Dissonanze )



Entra in scena il Dott. Paguro.



Ill.me Autorità,

con riferimento alla nota   trasmessami dal  commissario ad acta nella pratica in oggetto, avente come oggetto  il mancato rilascio di certificazione di crediti, il sottoscritto trasmette le presenti riflessioni.
Poichè dalla nota del dott. Paguro, incaricato di spiegare il motivo per cui non ha pagato i miei crediti  emergono disarmanti condotte di ingiustificata negligenza a carico dell’ ufficio spese di giustizia diretto da quest’ ultimo, il sottoscritto ritiene opportuno trasmettere il tutto anche alla Procura della Repubblica competente per territorio, per quanto eventualmente di sua competenza e avente ad oggetto le qui dedotte negligenze dell’ ufficio di spese di giustizia.


Il sottoscritto non può accettare le speciose argomentazioni addotte dal dott. Paguro  in ordine all’ abnorme ritardo con cui molti crediti non sono a tutt’ oggi mai stati pagati  nonostante numerosi solleciti e inviti, fino alla nomina del Commissario ad acta.

L’ ufficio diretto dal dott. Paguro si assuma le sue responsabilità a provveda a pagare i debiti verso il sottoscritto.

Vado con ordine, seguendo l’ elencazione dell’ ufficio in oggetto ed effettuando le mie considerazioni.

1)      Fattura 26-11 .
Non è accettabile che il responsabile di un ufficio scriva “ ignoro il motivo per cui l’ istanza  non è stata registrata”. Di chi dovrebbe essere compito, se non del dirigente di detto ufficio, dare contezza degli atti del suo servizio ?  E’ gravissimo, pensare di cavarsela così dicendo “ non ne so niente” di fronte a un credito liquido , certo ed esigibile in quanto oggetto di decreto di liquidazione giudiziaria  e con fattura cartacea  trasmessa all’ ufficio ancora in data 22.9.2011 , ben prima dell’ obbligo di fatture elettroniche. La condotta dell’ Ufficio di Spese di Giustizia (?) è inaccettabile e grave. Tale ignoranza il funzionario imputet sibi, non al caso. E provveda a correggersi. Allego copia del decreto del Giudice e della relativa fattura cartacea e attendo il pagamento, non penose scuse per una negligenza inescusabile come quella addotta. Debbo anche supporre che crediti successivi al mio del 2011 siano stati medio tempore già pagati… o il tribunale di Piddìnia  non paga più gli avvocati dal settembre 2011 ?
2)      Fatture 30-11 .
Non corrisponde al vero che il sottoscritto non abbia dato riscontro sostituendo la prima fattura con una di gradimento dell’ ufficio. Ne sono state inviate parecchie a mia memoria, e l’ ultima sostitutiva, è quella trasmessa all’ ufficio e portante data 12.1.2011 che qui si allega, ma inviata poco tempo fa e successivamente alla lettera dell’ ufficio del 2014 . Poichè nessuno è perfetto, non trovando io allo stato la lettera con cui mi si invitava a rifare la fattura, vorrà il Cancelliere dott. Paguro  scrivermi indicandomi come vuole che la fattura sia rifatta e io provvederò, in tutta evidenza, a inviargliela per l’ ennesima volta secondo i suoi desiderata. Il credito è comunque certo, liquidabile ed esigibile, perché fondato su decreto di liquidazione del tribunale di Piddinia di data 20.7.2011 che qui si allega per le iniziative che il Commissario ad acta vorrà prendere.
3)      Fattura 14-12 .
Il sottoscritto non ritiene accettabile la motivazione addotta dall’ ufficio per la mancata certificazione. La certificazione del credito è comunque ammessa in re ipsa ( sgradita all’ ufficio perché impone un termine di tempo entro cui effettuare un pagamento ). In ogni caso, la asserita non compensabilità con altri crediti, non giustifica il mancato pagamento a distanza di tanti anni, il che è un fatto vergognoso. Il credito è peraltro certo, liquido ed esigibile in quanto fondato su un decreto di liquidazione che qui si allega. Allegata anche la relativa fattura, sul cui mancato pagamento il Paguro glissa con noncuranza ( non essendo soldi suoi, evidentemente ) .
4)      Fattura 32-12 .
Francamente allibisco. E’ stata chiesta una certificazione ( con imposizione di termine per il pagamento, entro un anno) . il funzionario riconosce liquidazione e fattura ( non ha pretesti sui cui aggrapparsi, tipo il “ non ne so nulla”..) , ma per negare una doverosa liquidazione, essendo il credito certo, liquido ed esigibile, dice : “ è in lavorazione”. Il che è una frase auto-giustificativa che non dice assolutamente nulla ! Lavorazione di che ? Deve essere certificata, non “ lavorata”… Di sicuro la frase “ in lavorazione “ non significa in pagamento, perché di tale mio credito, dopo mesi dalla sconcertante “ relazione dott. Paguro” io non ho visto un bel nulla…..Allego decreto di liquidazione e fattura e chiedo che il Commissario ad acta provveda alla certificazione coattiva.
5)      Fattura 37-12 .
Non è accettabile la scusa per negare la doverosa certificazione. Il credito è certo, liquido, esigibile ( allego decreto di liquidazione e fattura, come al solito ) risale addirittura al 2011 (!!) e non è accettabile che l’ Ufficio del dott. Paguro  sia in “ attesa “ di riscontro dal 2014 ad oggi ! Tre anni ! ma chi vogliamo prendere in giro ? Oltre al decreto di liquidazione giudiziario e la relativa fattura, non ci vuole altro, né per pagare ( orrore, per il dott. Paguro  !), né per certificare.
6)      Fattura 19-13  .
  Il sottoscritto non ritiene accettabile la motivazione addotta dall’ ufficio per la mancata certificazione. La certificazione del credito è comunque ammessa in re ipsa ( sgradita all’ ufficio perché impone un termine di tempo entro cui effettuare un pagamento ). In ogni caso, la asserita non compensabilità con altri crediti, non giustifica il mancato pagamento a distanza di tanti anni, il che è un fatto vergognoso. Il credito è peraltro certo, liquido ed esigibile in quanto fondato su un decreto di liquidazione che qui si allega. Allegata anche la relativa fattura, sul cui mancato pagamento il Paguro  glissa con noncuranza ( non essendo soldi suoi, evidentemente ) .
7)      Fattura 48-13  .
Vale quanto già replicato sub 6). Comportamento raccapricciante e scientemente dilatorio e  defatigatorio.
8)      Fattura 38-12   .
Assolutamente inaccettabile il mancato pagamento e la mancata certificazione di un credito certo, liquido ed esigibile, sulla base della “ ignoranza del perché non sia stata iscritta al registro la liquidazione “. Un fatto gravissimo. Non si contano i miei solleciti al pagamento, negli anni, tutti rimasti senza riscontro. In attesa che chi di dovere provveda a quanto necessario per riportare la legalità e il rispetto dei diritti altrui all’ interno dell’ Ufficio Spese di Giustizia del tribunale di Piddinia  , io chiedo che la certificazione e il pagamento vengano effettuati rapidamente e coattivamente. Allego come sempre fattura e decreto giudiziario di liquidazione.
9)      Fattura 91-12  .
Vedasi deduzioni di cui sopra. Allego come sempre fattura e decreto giudiziario di liquidazione, rimasto inottemperato. Lettera morta. In attesa che medio tempore muoia io ?
10)  Fattura 29-12  .
Va sottolineato che la fattura cartacea, emessa in data 29.11.2012  è stata emessa regolarmente, in vigenza del sistema di fatturazione cartacea. Solo in data 23.12.2014 ( due anni dopo !) il Paguro  riteneva di chiedere fattura elettronica ! Evidentemente gli era sfuggito il fatto che la fattura cartacea è regolare. Prima ancora che lamentarmi della mancata e doverosa certificazione, io mi lamento del mancato pagamento, inerzia speciosa che si trascina da anni e anni…. Ovviamente, se null’ altro pretesto viene accampato, il sottoscritto nei prossimi giorni emetterà UNALTRA , fattura, elettronica, sperando di essere pagato, ma ho il fondato sospetto che sarò preso in giro ancora una volta.



La strana contabilità del tribunale di Pìddinia e del Dott. Paguro .





Concludo, sottolineando alcuni punti finali.

La speciosità dei pretesti per non emettere le richieste certificazioni ( che sono prodromiche al pagamento ) sono offensive della dignità delle persone, nella fattispecie del sottoscritto : “ non ne so niente”, “ non ho riscontro da tre anni dal capoluogo di Piddinia ” , “ non si trova il fascicolo” sono argomenti  inaccettabili, per non dire di peggio.

Si aggiunga pure il massimo delle spregio, laddove il dott. Paguro   afferma di “ aver fatto non poca fatica “ . Egli forse non considera la  fatica di chi ha lavorato svolgendo dei processi, accettando di essere pagato alla buona e in ritardo e non considera l enorme fatica cui sono sottoposto io,  che da anni chiedo il pagamento delle mie sudate e modestissime competenze.

La fatica degli altri evidentemente non conta e neanche il rispetto del loro diritto alla retribuzione.

Debbo anche soggiungere che non è vero che fosse così difficile risalire ai dati processuali di riferimento, perché basta vedere dalle allegate fatture che io in esse indico i dati del procedimento, l’ imputato, il numero e la data del relativo decreto di liquidazione ed anche il nome del Giudice che lo ha emesso. E’ impossibile sbagliare.

Ancora una chiosa finale.

Nel solo anno che sta terminando, il tribunale di Piddinia  ha lucrato oltre 50 mila euro per vecchi crediti per “ cassa ammende” da me dovutigli. Una somma enorme, praticamente i risparmi di una vita. A fronte di questo io trovo immorale che non si voglia liquidare i ben più modesti crediti, sudatissimi, da me maturati e a carico di questo ufficio giudiziario.

Ed aggiungo anche un ‘ ultima considerazione.

La legge stabilisce che , quando un creditore di una PA sia anche debitore della stessa, se il privato creditore chiede una certificazione del suo credito, la PA in oggetto la l’ obbligo giuridico di defalcare dal credito del privato il suo credito.

Orbene. Io ho svolto varie istanze di certificazione all’ ufficio spese di giustizia di Piddinia  l’ anno scorso. In nessuna di esse è stato applicato questo obbligo di legge. Le mie richieste sono rimaste lettera morta. Carta straccia.

Se fosse stato rispettato questo dovere, io avrei avuto una certificazione di miei crediti pari a zero, ma – nel contempo – il tribunale di Piddinia  avrebbe potuto esigere una somma nei miei confronti molto , molto più modesta di quella impostami coercitivamente e che per pagare mi ha messo in non poca difficoltà.

Risultato ?

Io ho pagato quanto era richiesto ( e per fortuna che nel frattempo è entrata in vigore la “ rottamazione”, altrimenti per me e la mia famiglia sarebbe stato il totale fallimento ..) , ma l’ ufficio spese di giustizia del tribunale di Piddinia , pur avendo ingurgitato questa cospicua somma in un sol boccone, non solo non ha effettuato la compensazione debiti/crediti di cui sopra, ma  ancora oggi  stenta ostinatamente a pagare i debiti nei miei confronti, accampando i pretesti che abbiamo tutti letto nella “ relazione dott. Paguro ”.

Non posso non sottolineare che questo comportamento non è degno di un ministero che si chiama della “ giustizia”. Evito commenti perché sono francamente superflui, e la vicenda è in se stessa già abbastanza disgustosa.

Non esistono motivi ostativi alla loro certificazione, ora anche in forma coattiva ad opera del Commissario ad Acta, in sostituzione della inerzia non giustificabile della PA emersa in macroscopica evidenza dalla relazione Paguro  e dalla stessa in fondo, certificata……

Il Paguro  poi accampa un’ altra giustificazione al mancato rilascio della certificazione, giustificazione del tutto inaccettabile : sostiene che vi siano incombenti di cancelleria per regolarizzare le posizioni e che richiedono tempo, per cui non ha rilasciato la certificazione.

La scusa è inammissibile : la certificazione non impone di pagare subito, e quindi subito aver tutto regolarizzato, ma impone semplicemente di certificare il credito, attività che richiede solo l’ esistenza del decreto di liquidazione ( che c’è in atti ) e il relativo documento fiscale, che c’è del pari .

La certificazione è un documento legato ai criteri di certificabilità e liquidità, che sono questi due. Non altro.  Le questioni burocratiche per pagare sono successive e la cancelleria ha tempo un anno dopo la certificazione per regolarizzarle. Il dott. Paguro ha invertito i termini della procedura . Con l’ obiettivo malcelato di non pagare. In giro per l’ Italia questa strana contabilità viene chiamata “ gioco delle tre carte”. Voi la chiamate “ amministrazione della giustizia”…..




Nel frattempo , nessuno dei crediti di cui alla presente nota è stato pagato e neanche certificato. Non mi illudevo…..

Dubito di esser mai pagato senza il rilascio delle  certificazioni, perchè temo che il balletto delle scuse non avrà mai fine. Il Paguro si ritirerà presto nella sua conchiglia a ronfare beato, uscendone solo ogni fine mese per lucrare il pingue stipendio che sottrae alle tasche degli Italiani per deliziarli con la sua pigrizia e immoralità : felice di impedire il pagamento delle fatiche degli “ altri”, nella convinzione che,  così’ facendo, lo Stato di Piddinia avrà sempre i mezzi per garantirgli il suo lauto dormire.

Confido però, disperatamente,  che l’ Ill.mo Presidente del Tribunale e il procuratore della Repubblica  provvedano prima che sia morto  a conferire un clima di rispetto della legalità maggiore nell’ Ufficio Spese di Giustizia di questo sciagurato  tribunale . Pia illusione, temo.

Ritiene il sottoscritto che quanto emerge dalla lettura della “ relazione Paguro ” sia indice di un disastro contabile all’ interno dell’ Ufficio Spese di Giustizia del tribunale di Piddinia  e ciò non può non essere di interesse sia della magistratura contabile che della stessa Procura, se non altro per una indagine conoscitiva, che porti alla radicale correzione di tanto caos.

Mi permetto di invitare tutti a una breve riflessione aritmetica, seguendo i criteri elementari delle quattro operazioni   e non della aritmetica piddinica  in uso presso gli uffici del dott. Paguro, amabile impiegato dai concetti aritmetici molto onirici

Penso che questi conteggi possano interessare. In particolare i contribuenti.

All’ ordine degli avvocati  di Piddinia sono iscritti circa 500 avvocati

Si calcoli che quindi  ci saranno circa 150 avvocati iscritti alle difese d’ ufficio, altri 150 nelle liste del “ gratuito patrocinio” oltre a un numero altrettanti elevato di consulenti giudiziari a carico dell’ Ufficio Spese di Giustizia.

Quindi , circa 300 avvocati che sono pagati secondo i criteri del Paguro.

Se anche a loro capita quello che sta capitando a me ( erosione occulta di circa 15 mila euro in pochi anni ) ,  vuol dire che nel giro di 5- 6 anni verranno sottratti  ai creditori del tribunale circa 
450.000 euro ! ( 15.000 x 300 = 450.000 ).

Dove finiscono questi soldi sottratti alla fonte attraversi i mille rivoli della burocrazia giudiziaria che letteralmente li prosciugano ?

Se si calcolano anche gli altri consulenti che lavorano con perizie e consulenze per questo tribunale la cifra su raddoppia : siamo quindi a 900.000 euro !

Non mi azzardo neanche a pensare a quali cifre si potrebbe arrivare, se neanche i fornitori venissero pagati applicando anche a loro il “ protocollo Paguro” !

Dove vanno a finire questo mare di soldi, erosi con sistematica destrezza ai creditori e mai pagati ?

Cosa si deve pensare della situazione di questo ufficio ? E chi viene pagato allora ? E del relativo diritto costituzionale  alla parità di trattamento fra tutti i lavoratori autonomi creditori di questo ufficio ?

Qualcuno potrebbe obiettare che “ mica sempre succede così” e che i crediti in genere vengono pagati.

Ovvio : lo penso anche io, perché altrimenti vorrebbe dire che da almeno dieci anni nessuno verrebbe  pagato a Piddinia.

Ma a questo punto si apre un interrogativo ancora più inquietante.

Visto che dalla legge è vietato pagare prima un debito successivo rispetto a uno anteriore ( lo vieta il principio costituzionale dell’ art 3 , che vieta la disparità di trattamento ), debbo evidentemente arguire che vi sia stata una scientifica violazione del mio diritto alla parità di trattamento con altri. Per quasi dieci anni.

Ciò è gravissimo, e fuori di Piddinia è un reato, tale da imporre il licenziamento di tutti i funzionari coinvolti ( dott. Paguro, non si nasconda nella comoda conchiglia del pubblico impiego ! Esca, e si assuma le sue responsabilità).

Ma c’è un ‘ altra domanda che ne consegue : poichè la scientificità e la spudoratezza di questo modo di “ erodere” i pagamenti di terzi denota una callidità navigata, evidentemente ciò accade a più di un creditore. E’ un metodo consolidato, è evidente.

E allora : se non sono 400 – 900 mila i soldi “ erosi” ai cittadini in pochi anni, quanti sono ?

Ma c’è di più : poichè senz’ altro ci sono terzi che vengono pagati regolarmente a dispetto di altri, come fanno costoro a non finire nella lista “ nera” ( direi piuttosto “ rossa”…) di coloro che non verranno mai pagati , anche a costo di sfinirsi di istanze e richieste  ?

Danno forse del mangime al Paguro per pasturarlo e farlo uscire dalla tana ?

Sono forse iscritti a qualche gruppo, lista, partito di “ amici del Paguro “ o di Piddinia ?

Domanda : è gratis entrare in queste liste “ friendly” ed uscire dal ghetto in cui sono stato messo io ? Quanto costa ? Mi piacerebbe saperlo, per poter pagare anche io e ricevere il giusto compenso come gli altri….
Sono interrogativi seri, che come cittadino mi pongo. Sono interrogativi che hanno diritto a una risposta. A una risposta e non a una paguresca presa per i fondelli….

In fondo, quello di Piddinia, è pur sempre di un ufficio del Ministero della Giustizia e anche pagare i debiti è un dovere imposto dalla legge a tutti, senza eccezioni. Il comportamento di taluni funzionari di cui qui mi lamento non rende onore ad un ministero che è quello della Giustizia, che dovrebbe essere esempio di linearità, trasparenza e rispetto dei diritti per tutti. Se si vuole il rispetto , bisogna prima di tutto meritarselo con i propri comportamenti, invece di imporlo con il ricatto delle norme penali che lo impongono per  legge e non per meriti.

Per chi fosse cattolico come me aggiungo anche che per il Vangelo “  non pagare la mercede ai lavoratori” è un peccato grave che “ grida vendetta al cospetto di Dio”.

Debbo anche sottolineare che tutto ciò è particolarmente insultante anche per una ulteriore serie di ragioni, che ritengo doveroso sottolineare e che rendono inescusabile e non tollerabile il comportamento dell’ Ufficio Spese di Giustizia di Piddinia .

In sintesi :

1)      Le somme sono nell’ insieme molto modeste ( circa 15 mila euro ) per lavoro di anni e anni,

2)      Io mi sono reso parte diligente inviando circa ogni anno un sollecito scritto con raccomandata per il pagamento, mai ricevendo risposta in tanti anni  : solo ora apprendo che di fatto, in tutti questi anni – sia pure di fronte ai miei periodici solleciti – l’ Ufficio preposto è stato nella più totale inerzia : circostanza questa che fa ritenere tale incallita inerzia non essere solo colposa, ma vieppiù dolosa. Chi non lo penserebbe ?

3)      Su queste somme non vengono corrisposti interessi legali, per cui il loro valore reale nel tempo ( si parla di anni e anni) viene significativamente ed ulteriormente eroso,

4)      Solo nell’ anno 2017, il Tribunale di Piddinia  ha lucrato dal sottoscritto oltre 50 mila euro ( 50.000) per cassa ammende dal sottoscritto e una norma morale di buon comportamento imporrebbe almeno il saldo dei più modesti debiti del tribunale nei miei confronti…..Non sono ricco, se a 65 anni faccio “ l’ avvocato dei poveri “ e  necessito di lavorare come avvocato d’ ufficio o dei poveri a gratuito patrocinio. Invece né il mio debito ( pagato) è stato ridotto ex lege, né il mio credito è stato pagato. Incassare e non pagare , questa è la “ logica” ?

Attendo il pagamento dei miei sudati e modestissimi compensi . Questa situazione immorale non può essere francamente ancora tollerata.

Auguro ai destinatari di questa nota i migliori Auguri di Buon Natale, che sarà di sicuro migliore del mio , che ricorda certe grigie  novelle di Dickens.

Rispettosamente.

Avv. Eleuterio Marchi






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