giovedì 28 settembre 2017

"MEDIATORI CULTURALI " A PIDDINIA


Da un po' di tempo si fa un gran parlare di "mediatori culturali", figure balzate agli onori della cronaca a seguito del grande arrembaggio concernente l'invasione migratoria. Ma chi sono questi personaggi spacciati come indispensabili dal circo mediatico?

A quanto pare in Italia il "titolo" avviene per "autoproclamazione", ovvero chi è da più tempo sul territorio e sviluppa ovviamente maggiori competenze e attitudini si lancia nell'affare per "vivere di migranti".

«Chi si improvvisa mediatore - spiega a tale proposito l'avvocato Davide Ascari - spesso lo fa perchè magari è più furbo rispetto ad altri e conosce un po' meglio la lingua. Ma corsi effettivi non ne ho mai visti fare di recente: è una qualifica che, diversamente da altri paesi europei, non ha mai avuto professionalità o una normativa specifica. In Francia, ad esempio, per diventare mediatore è necessario frequentare un corso della durata di tre anni. Quando mi è capitato di chiedere alla persona in questione come fosse diventata mediatore, mi ha semplicemente risposto: imparando l’italiano».

In breve, quello di mediatore culturale è un escamotage che serve per fare cassa a un esercito di furbi postulanti legati al mondo della cooperazione catto-comunista, il tutto come sempre a spese dei contribuenti.

Tanto, a Piddìnia, la felice terra dell’ accoglienza, paga sempre Pantalone….

Paolo Sensini






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martedì 26 settembre 2017

POVERTA' : UNA VORAGINE IN AUMENTO



 Centinaia di migliaia di  famiglie, che insieme raggruppano il numero spaventoso di quattro milioni di individui, oggi vivono in Italia in povertà assoluta, espressione con la quale si intende la condizione per cui non si è  in grado di acquistare beni e servizi ritenuti necessari per condurre uno stile di vita degno e accettabile.

A questa cifra va aggiunta quella ben più grande, superiore alle otto milioni di unità, di coloro che trascorrono la vita in una situazione di povertà relativa, ovvero quella in cui una famiglia o un individuo singolo possono spendere meno della metà di quanto dovrebbero per garantirsi un’esistenza decorosa.
I dati sono in costante aumento anno dopo anno e la tendenza non è certo quella di un’evoluzione positiva della questione.

Se ciò non bastasse ci sono poi da analizzare due fatti fondamentali, che aiutano meglio ad identificare le radici di un problema ormai diventato atavico: per prima cosa c’è da dire che le famiglie più povere sono quelle più larghe, ovvero quelle che hanno deciso di mettere al mondo più figli; in secondo ordine è da osservare come ad essere in stato di indigenza sia la fascia giovane della nostra nazione, infatti, come dimostrano le statistiche, il tasso di povertà diminuisce con l’aumentare dell’età del campione di persone preso in esame.

Da queste due considerazioni ne discendono svariate altre: cominciamo analizzando il perché è la gioventù ad essere maggiormente colpita.

Domandarselo finisce per sfiorare il retorico se si conosce l’involuzione degli ultimi anni sul tema del lavoro e della tutela stessa dei lavoratori.

In sintesi il giovane è più povero perché è precario, il che significa che guadagna denaro, che spesso sarebbe comunque insufficiente nella sua quantità, ad intermittenza, e ci sono dei mesi nei quali è costretto a fare di necessità virtù.

La persona adulta o anziana invece è economicamente più sicura, in quanto o protetta da contratti stipulati in tempi nei quali, pur vigendo il capitalismo, non si era ancora giunti ai livelli attuali, o al sicuro grazie ad una pensione ottenuta prima che riforme assurde e radicalmente padronali ne posticipassero il termine per poterne avere diritto fino a livelli ridicoli.

Gli effetti di tutto ciò sono un mercato del lavoro stagnante, dove non c’è ricambio in quanto da un lato chi è più avanti con l’età non rinuncia al proprio accordo aziendale e quindi al suo  stipendio e aspetta fino all’ultimo che scattino i termini per essere pensionato, visto che sa che la pensione ha una consistenza economica di molto inferiore rispetto ad un’ordinaria mensilità lavorativa, dall’altro l’azienda, nelle persone del datore di lavoro e degli altri azionisti se essa è quotata in borsa, è ben felice di questo gioco, in quanto non è costretta a rinnovare l’organico con assunzioni a tempo indeterminato e può avvalersi di collaborazioni saltuarie retribuite di tanto in tanto.

La situazione non migliorerà di certo, anzi tutto il contrario, se i governi continueranno, per mezzo di provvedimenti scellerati e privi di ogni logica che non sia quella del profitto, l’unica che il capitalismo ha dimostrato negli anni di seguire, a far salire l’età pensionabile, avvalendosi della patetica scusa costituita dall’allungamento dell’aspettativa di vita.

Più si seguirà questa perversa logica meno posti di lavoro si sbloccheranno e meno giovani avranno la possibilità sia di realizzarsi personalmente facendo esperienza in un contesto sociale che sia diverso da quello domestico e li ponga a contatto diretto col mondo esterno e le dinamiche che gli appartengono, sia di avere le possibilità finanziarie per costruire un nucleo familiare se possibile ampio, che dia nuova linfa ad una comunità nazionale ormai ridotta ai minimi termini come quella italiana.

Se ciò è vero, se cioè della nostra comunità è rimasto ben poco lo si deve a un sistema onnivoro e ad uno Stato che, rappresentandolo degnamente, si disinteressa totalmente della prosperità non solo morale, valoriale o economica del popolo che è chiamato ad amministrare, ma anche solo semplicemente numerica.
Torniamo allora alla seconda considerazione espressa nella fase iniziale dell’articolo, che consisteva nel prendere confidenza con il fatto che il grado di povertà aumenti a dismisura con l’aumentare dei componenti di una famiglia.

La motivazione per cui questo accade risiede nella conseguenza di quanto espresso poche righe sopra: se il giovane non riesce ad entrare nel mondo del lavoro in pianta stabile si vede sensibilmente ostacolato nel perseguire lo scopo di costruire una famiglia.

Ovviamente se questo già è difficile figuriamoci cosa accade se i figli da sfamare sono più di due, si va incontro a situazioni ai limiti della disperazione sociale.

Durante il corso delle legislature i diversi esecutivi che si sono avvicendati hanno tutti fatto promesse riguardo all’introduzione di agevolazioni per le famiglie numerose e cose simili.

La realtà è che nella maggior parte dei casi degli aiuti promessi non si è vista nemmeno l’ombra, mentre quando sono arrivati essi si sono limitati a provvedimenti dalla scarsa utilità concreta, in quanto non davano di certo un aiuto determinante che avesse riscontro nella vita quotidiana di una famiglia chiamata al compito di occuparsi di più bambini, ma offrivano nel migliore dei casi una soluzione limitatissima nel tempo e di scarsa consistenza.

Se questo accade è perché non c’è nessun tipo di volontà da parte di chi ci governa di agevolare la crescita del popolo italiano, sotto qualsiasi forma il termine crescita possa essere utilizzato.



Al contrario c’è invece quello di assecondare il disegno capitalista che vede nell’immigrazione la soluzione anche al problema delle nascite, concetto espresso più volte dalla nostra classe politica do governo durante i tanti inviti all’accoglienza incondizionata di cui si è resa protagonista.

E’ chiaro infatti che un progetto capitalista come quello che stanno attuando sulla nostra pelle prescinde da ogni considerazione di ordine valoriale che vada oltre la più strisciante materialità.

In questo senso non viene guardato per nulla il modo nel quale vengono raggiunti determinati obiettivi, l’unico aspetto sul quale viene riposta attenzione è quello finanziario.

Ne consegue che anche la disintegrazione di una nazione sotto ogni sua forma per la logica liberista non solo arriva ad essere  comprensibile, ma addirittura necessaria se preclude all’avanzare del mondialismo, approdo ultimo di chi oggi detiene il potere sul nostro pianeta.

Se a tutto questo servisse un’ennesima conferma è il calendario dei lavori delle nostre due aule parlamentari a fornircela:  il governo infatti si è proposto di approvare in fretta e furia il decreto con il quale si impegna a salvare le banche venete, insomma, non proprio una priorità degli italiani, che preferirebbero di gran lunga vedere i loro organi istituzionali, peraltro nemmeno eletti, occupati a discutere su come migliorare la condizione economica di un popolo ormai martoriato.

Dobbiamo renderci conto che le nostre priorità non coincidono affatto con quelle che ha chi amministra purtroppo il nostro destino, che è assai più impegnato ad aiutare una cerchia di poche personalità grazie al sostegno delle quali tuttavia esso si garantisce l’esistenza e la durata.

La domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi è come mai ogni giorno chiudono piccole attività, schiacciate dalla concorrenza sleale e dalla tassazione elevata, e non ricevono nessun aiuto dallo Stato nei momenti di difficoltà proprio perché si tratta di aziende private, mentre per gli istituti bancari questo discorso non vale?
Per questi ultimi infatti la logica è che i profitti li intascano i privati, mentre se c’è da fare un’operazione di salvataggio viene invocata la collettività, solo ed esclusivamente per preservare le posizioni personali di pochi giganti capitalisti e non quella dei correntisti, esposti giornalmente agli sbalzi di umore propri di un sistema instabile come quello capitalista.


E’ passato poco tempo da quando è stato chiesto a questo governo di intervenire per risolvere la questione di Alitalia, nella quale c’erano in ballo molti posti di lavoro, e con essi il futuro di altrettante famiglie, e la risposta fu negativa, argomentata con il fatto che non c’erano i fondi necessari e dovevano pensarci solo ed esclusivamente gli azionisti.

La copertura economica per salvare una o più banche però stranamente si trova sempre, magari togliendo fondi agli ambiti strutturali cardine del paese come ad esempio l’istruzione o la sanità, oppure attraverso il nuovo ente pubblico economico Agenzia delle Entrate- Riscossione, che dal mese di luglio sostituirà Equitalia mantenendone al cento per cento gli intenti e le caratteristiche.

Evidentemente siamo entrati in campagna elettorali, e porta più consensi far scrivere ai giornalisti amici titoli come:” Sparisce Equitalia” tranne non fare menzione della costituzione di questo nuovo soggetto, che di diverso rispetto a Equitalia  ha solo il logo e la modulistica piuttosto che spiegare bene le cose in tutti i loro aspetti.

Continueremo ad essere invasi da cartelle figlie di questo sistema che rasenta l’usura, e seguiteremo a dover fare i conti con la povertà fino a quando il sistema non cambierà i suoi principi generali e tutto il suo impianto, ma nessuno, tranne voci libere come le nostre, ve lo dirà.

D’altronde, come recitava il testo di una celebre canzone riferendosi agli organi di informazione dietro a cui si celano i grandi gruppi finanziari: “Il giornalismo insegna, quando serve non spiega”.

Daniele Proietti






DELLO STESSO AUTORE : “ DITTATURA INVISIBILE” , EDIZIONI DELLA LANTERNA :





giovedì 21 settembre 2017

SUCCEDE A PIDDINIA


"E dobbiamo porci il problema di aggredire il contante che è nelle case"(   Maria Elena Boschi )


Prima hanno spolpato le partite Iva, distrutto il mercato immobiliare, ucciso i consumi e adesso non sanno più dove prendere i soldi e pensano di venire a rubare direttamente nelle case.

Una zecca non molla fin che non ha ucciso l'organo ospitante.

La notizia è che noi siamo l'organo ospitante, veramente ligi al " dovere dell' accoglienza", dei veri " accoglioni".....

Urge radicale disinfestazione prima della finale morte per dissanguamento.

R.B.



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giovedì 14 settembre 2017

DITTATURA INVISIBILE


Daniele Proietti, giovane studioso di dinamiche storiche e collaboratore di varie riviste, si cimenta in questa opera prima in una ricerca particolarmente controcorrente : la identificazione del gruppo di potere più consolidato in Italia e onnipresente nelle sale di comando del Bel Paese dalla sua fondazione ad oggi .

Questo gruppo di potere viene identificato nei gangli onnipervasivi della finanza e della politica di ceppo ebraico : la " dittatura invisibile" è quella della " lobby che non esiste" , ma che esercita un potere tirannico affinato in 150 anni di dispotico predominio sul popolo italiano e sui suoi politici, il cui potere appare essere solo di facciata. Un libro che fa riflettere.

Link ufficiale del libro :


martedì 12 settembre 2017

BANKSTERS / IN ARRIVO UNA TEMPESTA PERFETTA




di Enrico Montermini.

Nietzsche direbbe: avete capito cosa sta succedendo? - Non lo avete capito!

Il sistema bancario europeo è fallito. La Deutsche Bank possiede titoli tossici per 54.700 miliardi di euro, pari a 20 volte il prodotto interno lordo tedesco e a 5 volte quello dell'intera Eurozona. Se la D.B. fallisce anche la Germania la segue a ruota. Se poi fallisce la Germania, allora fallisce l'Europa. Questo è ciò che i mezzi di informazione tacciono. Questo è lo spettro che si aggira dietro alle quinte del vertice europeo che si sta tenendo in questi giorni.

Ecco perchè la Francia, la Germania e - zitta zitta - pure la Gran Bretagna stanno cercando mucche da mungere. Polli da spennare. Fanciulli innocenti da sacrificare per saziare questo Moloch moderno, perennemente assetato di sangue: il sistema bancario internazionale.

Ripagare un debito fatto di carta moneta stampando altra carta moneta alla lunga è impossibile: prima o poi si dovranno toccare i beni dei cittadini. Lo ha scritto Giacinto Auriti. Ebbene quanto abbiamo visto in Grecia è solo una avvisaglia.

La maggior parte del debito pubblico greco era nelle mani delle banche francesi e tedesche: se quei titoli fossero divenuti spazzatura, il sistema bancario europeo sarebbe crollato. Decisi a vender cara la pelle, i governi di Parigi e Berlino rovesciarono su tutti i contribuenti europei i costi del cosiddetto "salvataggio" della Grecia.

Per riuscire nel loro piano frau Merkel e Sarkozy nel 2009 assecondarono con la loro condotta il panico dei mercati. Panico creato da certi signori a Wall Street e nella City. Il cosiddetto "contagio" si sparse a macchia d'olio colpendo l'Irlanda e tutta l'Europa del Sud. Con tale sistema si riuscì a vincolare tutti i Paesi d'Europa al salvataggio delle banche tedesche e francesi. Perché di questo stiamo parlando!



Il 2015 si chiude con gli scandali bancari italiani e il 2016 si aprirà con l'entrata in vigore della nuova normativa europea che prevede, in caso di fallimento, che anche i correntisti sopra i 100.000 euro si facciano carico delle insolvenze della banche.

Il nostro governo afferma che quando la delibera fu approvata l'Italia votò a favore in cambio della costituzione di un fondo europeo di garanzia. Tale impegno, secondo Renzi, fu assunto solennemente dalla Merkel. Quest'ultima però nega e pretende il rispetto puro e semplice degli impegni da noi sottoscritti. Senza sé e senza ma!

Come sempre, quando sentono l'odore del sangue i cani da guardia dell'Austerity escono allo scoperto per abbaiare alla luna. Personaggi vicino al ministro Scheuble caldeggiano la soluzione di un fallimento delle banche italiane, che i correntisti risanerebbero per permettere al sistema bancario italiano di rifinanziarsi.Con queste dichiarazioni l'obbiettivo ora si fa palese: distruggere il risparmio delle famiglie italiane, che è ciò che il sistema-Italia ha a garanzia dei suoi debiti e la Germania non può vantare. Almeno non nella stessa misura.
Il fallimento pilotato del sistema bancario italiano permetterebbe alle banche tedesche, francesi e inglesi di entrare nel capitale delle banche italiane e di prenderne il controllo. Le acquisterebbero a prezzo di saldo. E la differenza sarebbe pagata proprio dal risparmiatore italiano. A quel punto un bel po' di titoli tossici ora in pancia alla Deutsche Bank potrebbe essere smaltito sul mercato italiano. E pure il fondo europeo di garanzia, nel nuovo scenario appena descritto, diventerebbe non solo possibile ma anche bene accetto ai governi di Parigi e Berlino.

Concedere alle banche francesi, inglesi e tedesche di mettere le mani sul sistema bancario italiano e di farlo a spese delle famiglie italiane significa:

1)      gettare sul lastrico le famiglie italiane, proprio come è accaduto in Grecia;

2)       aprire una falla gigantesca per esportare all'estero i capitali che dovrebbero servire per sostenere il sistema produttivo italiano e il mercato interno. Capitali che, naturalmente, finirebbero per sostenere le industrie tedesche e francesi, non le nostre, e i consumatori di altri Paesi "che hanno fatto i compiti a casa";

3)       privare l'Italia dell'ultima carta rimasta a garanzia del proprio debito pubblico - e cioè la capacità di acquisto di titoli da parte delle nostre banche - per ridurci alla mercé del FMI e della BCE. Proprio come la Grecia (per chi non lo avesse capito).

4)      Agitare lo spauracchio del debito pubblico dell'Italia è un deliberato inganno per provocare e giustificare le più assurde manovre speculative contro di noi. Imporre il rigore agli italiani spendaccioni è un escamotage per dare credibilità all'Euro. Perchè solo tale credibilità può rimandare il default della Dutsche Bank.




Qualcuno deve pagare per un default: toccherà ai frivoli italiani, colpevoli di aver tollerato governi che spendevano più di quanto potevano? O ai malvagi tedeschi, che plaudono alla Merkel che affama gli altri popoli, anzichè pagare il conto per le speculazioni selvagge delle proprie banche?

Ai posteri l'ardua sentenza. Io sento odore di bruciato. E' l'odore del napalm che ci piove in testa. Assieme alla merda. Come sempre accade in guerra. L'Italia è sotto attacco: non resta che mettersi l'elmetto in testa e contrattaccare!

Enrico Montermini



PER APPROFONDIRE, LIBRI IN MATERIA DI USUROCRAZIA FINANZIARIA :


IDEE CHIARE


Leggevo la rivista "L'Etiopia chiama", che mi arriva perchè tra me e mia moglie abbiamo adottato a distanza da anni un bel po' di bambini :  ho letto delle cose interessanti: con 15 euro al mese si risponde ai bisogni primari (cibo nutriente, acqua potabile istruzione e cure sanitarie) di un bambino in un villaggio; con 80 euro al mese invece si mantiene un bambino disabile o sieropositivo in ospedale garantendogli cure mediche adeguate, terapie riabilitative ed assistenza continuativa.

Ora mi domando : per quale motivo etico o logico dobbiamo spendere 35 euro al giorno sufficienti per mantenere 70 bambini al mese,  per un testa di cazzo, finto profugo, che arriva col sogno di fare il calciatore sapendo benissimo che in un modo o nell'altro lo dovremo mantenere?

 Con 400 euro l'anno in Etiopia si paga l'università ad una ragazza che potrà cambiare il futuro del suo  paese. A Dembi Dolo ci sono 6000 VERI SFOLLATI a cui si possono pagare 10 pasti con 10 euro.

Perchè tutto questo?

In 100 villaggi ci sono 50.000 bambini che si possono aiutare con i costi di 3 barconi di merda ritirati a domicilio, questo perchè non abbiamo il coraggio di intraprende le azioni corrette per interrompere questa presa per il culo spacciata pure per un "arricchimento culturale" .........  ma andate affanculo,  cattopiddini di merda che non siete altro !

LA BRACE SIA CON VOI !

M.B.


venerdì 1 settembre 2017

NEL PAESE DEGLI ALLOCCHI



Si conclude grosso modo verso fine agosto il periodo in cui chiunque svolga una qualsiasi attività economica in proprio termina di pagare tasse e imposte dovute allo Stato.

Otto mesi di lavoro gratuito risucchiati dal fisco più vorace del pianeta, il resto gentilmente lasciato nelle mani del contribuente.

Un furto che non ha pari nella Storia, dove persino durante il periodo feudale il contadino doveva devolvere al massimo il 50% dei prodotti della sua fatica al signore di turno.

E in più oggi, nonostante lo Stato s'intaschi tre quarti dei sudati ricavi di ogni produttore, a ciascuno tocca poi ripagarsi la gran parte dei servizi che in passato venivano erogati dallo Stato, perché ormai il mitico Welfare è una favola buona solo per gli allocchi.

Che, ahimè, sono ancora tanti.

Paolo Sensini


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