giovedì 27 aprile 2017

EROI SCONOSCIUTI


Luglio del '43.

Una bomba lanciata da un aereo “alleato” sul cuore di Agrigento resta inesplosa.

Un giovane pompiere fu chiamato a partecipare alle operazioni di disinnesco.

La bomba fu portata in campagna e fu sfilato l’involucro esterno. Il Comandante dei Pompieri non credette ai propri occhi. Così come tutti gli altri che erano lì attorno.

La spoletta che, all’impatto col suolo, sarebbe dovuta rientrare nella bomba innescando lo scoppio, non era entrata nella bomba,  perché era stata appositamente saldata contro la corteccia della seconda capsula ed era così stato bloccato il meccanismo di innesco dell’ esplosione dell’ ordigno.

E mentre la  superficie della bomba rispecchiava l’immagine di quegli uomini dal volto sbalordito, sul lucido metallo essi lessero la scritta incisa :“La patria si serve anche da lontano”.

Quel gesto, forse di un siciliano figlio di emigrati in America che aveva osato sfidare le leggi della guerra e le logiche dell’uomo “civilizzato" in vena di “ esportare democrazia”,  aveva salvato Agrigento che deve così metà cuore a colui che, silenziosamente, le permise di continuare a battere.

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