martedì 28 aprile 2015

28 APRILE 1945


Oggi è giorno di lutto nazionale. Viviamolo con contegno, dignità e dolore come si addice agli eredi di Roma.

Oggi viviamo la sozzura in cui è caduta l'Italia.


Gianfranco Bilancini


lunedì 27 aprile 2015

25 APRILE : PROVATE A " LIBERARVI " ADESSO...


Del 25 aprile e del primo magio no me interesa un klintz, anzi i me fa proprio schifo e repulsion.

Che i pensi a aiutarne a liberarse adeso che xe fame, disperazion e emigrazion inveze de liberazioni de 70 anni fa che no i ga mai combatudo per otener e che i ga visto solo sule figurine dei libri de scuola, perchè i vardava solo quele e che no i le ga mai visude.

De che "festa del lavor" i vol andar in corteo? Andar in corteo con quela feccia che no ga mai lavorado in vita sua vol solo dir autocelebrarli, darghe una man ... In Jugoslavia, nei anni '80 i veci partigiani se suicidava perchè i gaveva visto che fine che gaveva fato el mondo che i sognava, eco, che se daghi fogo in piaza anche i sindacalisti e i leaders de sinistra in Italia se i vol far qualcosa de bon per el popolo.

Un triestino indipendentista


domenica 26 aprile 2015

IL POTERE SEGRETO : RITORNA IL " LIBRO PROIBITO" DEL SEGRETARIO DI GIOVANNI PREZIOSI

Un libro di storia che riappare dopo 62 anni dalla sua prima edizione, praticamente introvabile e mai diffuso, un’opera di storia rarissima e praticamente sconosciuta. Si tratta de: “Il potere segreto”, scritto da una persona informatissima: Luigi Cabrini, segretario personale di Giovanni Preziosi che fu ambasciatore speciale del Duce nella Repubblica di Salò e ritenuto unanimemente il più informato studioso italiano della “questione ebraica” e della presenza massonica nei gangli del potere politico internazionale.

Questo libro raccoglie i ricordi e le confidenze di Giovanni Preziosi sulle cause occulte che generarono il secondo conflitto mondiale e, in particolare sulle trame di agenti e infiltrati della massoneria e del giudaismo plutocratico nei gangli del potere politico al fine di destabilizzare l’Italia, cagionarne la sconfitta militare, generare  la caduta del Fascismo (unico regime politico che aveva osato mettere fuori legge la massoneria) e la vendetta brutale  su Mussolini, considerato il principale avversario dei poteri segreti che riducevano ( e ancora riducono..)  in schiavitù il mondo.

Il testo presenta documenti inediti, raccolti da Giovanni Preziosi in anni e anni confluiti presso la Cancelleria del Duce a Salò durante la Repubblica, misteriosamente saccheggiati e scomparsi durante la guerra civile per mano partigiana. fra essi, numerosi schemi e grafici rappresentativi dei poteri occulti e delle loro diramazioni, come il grafico dei sette apici della sinarchia che dirigeva la seconda guerra mondiale ( pubblicato a fianco) e la suddivisione segreta dei poteri interni delle logge ebraico - massoniche.

Impressionante la documentazione delle date analogiche attraverso la cui comparazione si coglie il carattere di vendetta massonica della guerra mondiale mossa nei confronti del Fascismo e a Benito Mussolini.

Questo libro svela trame e legami ancora oggi poco conosciuti, come le numerose infiltrazioni massoniche nelle gerarchie fasciste (e post fasciste) che furono la “quinta colonna” che determinò la rovina militare e politica italiana nel biennio 1943-45. E’ la storia segreta della vendetta massonica contro l’uomo politico che osò metterla fuori legge: Benito Mussolini.

Questo libro comparve fugacemente nel 1952 e subito dopo posto sotto sequestro. L’Autore, cattolico, per le scomode rivelazioni del libro, venne internato in manicomio e condannato alla “damnatio memoriae”. Lo stesso trattamento criminale che gli " Alleati" riservarono a tutti i più influenti intellettuali che si erano schierati a favore delle  forze dell' Asse : da  Ezra Pound ( premio Nobel per la letteratura ) a Knut Hamsum, uno dei massimi scrittori del secolo scorso. Una " morte civile " antesignana del metodo comunista dei Gulag, che verrà inaugurato in mass adi lì a poco, nella Europa " liberata" dell' Est.

 Ora dalle nebbie del passato e dopo la “censura democratica” di oltre sessant’anni, questo libro rivede finalmente la luce.


LINK UFFICIALE DEL LIBRO :

PAGINA FACEBOOK INTIERAMENTE DEDICATA A QUESTO VOLUME :

https://www.facebook.com/pages/IL-Potere-Segreto/631903203490800

giovedì 23 aprile 2015

RICOMINCIA IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI





Accolta mentre era in fuga dal genocidio turco del 1915-16, la comunità armena rivive gli orrori della persecuzione. E’ come una nemesi storica: ora stanno morendo proprio nella città che li salvò. Un armeno nell' inferno di Aleppo : " Il genocidio è ricominciato, cento anni dopo". 

Uno di loro, un armeno siriano, un pastore protestante che chiameremo Seraphim (per motivi di sicurezza), lo abbiamo incontrato in Italia, in questi giorni, invitato dall’associazione Open Doors. Ci racconta brevemente che cosa voglia dire spostarsi in tempo di guerra, chiuso in un bus, con le tende tirate, senza possibilità di muoversi, con la paura che qualche cecchino inizi a sparare sui passeggeri. Il bus attraversa infatti aree urbane controllate dagli jihadisti. Un viaggio che in tempo di pace avrebbe comportato otto ore, in tempo di guerra ne dura il doppio, per arrivare fino a Beirut e giungere a contatto col mondo esterno, per ottenere un visto (rimandato tre volte) per poter arrivare fino all’Italia, che lui chiama “il paradiso”. Fra non molto, però, sarà destinato a tornare nell’inferno siriano, in quello che ormai, chiama “la mia vita normale”. Ed è una vita fatta necessariamente di poco: spostamenti ridotti al minimo (“Quando la città era assediata, non potevo muovermi oltre un migliaio di metri attorno alla mia casa”), acqua e luce razionati, a volte disponibili anche solo per un’ora ogni due giorni, niente carne, code e lotte per il pane, medicine reperibili solo al mercato nero. Il tutto a poche centinaia metri dalle linee tenute dagli jihadisti, che non si fanno scrupoli a sparare razzi contro la sua chiesa, a rapire i suoi fedeli. E non c’è mai la certezza di risvegliarsi il giorno dopo, perché i bombardamenti e i proiettili vaganti sono una minaccia continua, per cui si deve necessariamente dormire lontano da muri esterni e finestre, possibilmente in cantina.

Seraphim, come era la vita prima che iniziasse questo inferno?

Come qui in Italia, forse anche più sicura. La Siria era uno dei posti più sicuri del mondo. Potevo girare indisturbato anche a mezzanotte. Le donne potevano circolare liberamente, sia di giorno che di sera e nessuno le importunava. Come cristiani, era rispettato il nostro diritto di praticare la nostra fede e di esprimerci apertamente. Dal 2011 in poi è cambiato tutto. Gli islamici più fanatici sono dappertutto. Se sei cristiano, puoi essere ucciso per la tua fede, il rischio è altissimo. Ora è uno dei posti più pericolosi del mondo.

Se definisce la Siria d’ante-guerra come uno dei luoghi più sicuri al mondo, perché è scoppiata la rivoluzione, secondo lei?

Prima di tutto non la chiamerei una “rivoluzione”. La chiamo “caos”, un caos che è stato alimentato per far attecchire il radicalismo islamico, oltre che per distruggere un sistema politico in cui, da cristiani, eravamo liberi. Ed è scoppiata perché i Fratelli Musulmani vogliono governare il Paese.

Non sono un politico, ma secondo me questo caos, per come è iniziato all’improvviso, è stato pianificato. Erano la Turchia, il Qatar e l’Arabia Saudita che volevano cambiare la mappa del Medio Oriente, cambiare i governi in carica e la testa della gente. La guerra è scoppiata, nel nostro Paese, nel nome della democrazia. Ma io mi sono sempre chiesto: perché non si parla mai di democrazia in Arabia Saudita? E’ una democrazia, per caso, la monarchia assoluta saudita? Tutti sanno che i paesi meno liberi sono proprio quelli del Golfo, dove alle donne non è neppure consentito di guidare l’auto. In Siria, ai cristiani era permesso di costruire nuove chiese. In Arabia Saudita non c’è neppure una chiesa. Qualcuno se l’è chiesto? In Turchia è difficile ottenere il permesso per costruire nuove chiese, anche solo per riparare quelle già costruite. Dalle monarchie del Golfo non è arrivata democrazia, né libertà. Hanno esportato il wahhabismo, hanno prodotto l’Isis, hanno prodotto Al Nusrah. E la copertura per tutto questo è chiamata “democrazia”. Che democrazia è mai quella in cui i fanatici islamici sgozzano i cristiani?

Suleimaniya è stato bombardato nei giorni scorsi…

E’ importante notare che il quartiere di Suleimaniya è prevalentemente abitato da cristiani armeni. Essendo armeno, io vedo ancora la mano della Turchia dietro a queste azioni. Perché è stata la Turchia ad aprire i suoi confini meridionali, per far passare tutti questi fanatici. In un certo senso, è come se la Turchia stia cercando di completare il genocidio degli armeni, a 100 anni di distanza. E quel che è più grottesco, è che lo fa nel nome della “democrazia”. C’è una definizione del Vangelo che descrive molto bene questo modo di comportarsi: “Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci” (Mt 7,15-20). Nella Turchia vedo questo falso profeta, questo lupo travestito di valori democratici. E lo si deduce anche dalla reazione che ha avuto il Gran Muftì turco dopo le parole di Papa Francesco sul genocidio armeno. Quel che sta avvenendo è una prosecuzione del genocidio, non vogliono gli armeni, nemmeno vicino ai loro confini.

Quanti cristiani hanno deciso di restare ad Aleppo?

Non conosciamo le cifre esatte. Posso parlare, per esperienza diretta, della mia comunità. Ogni domenica nella mia chiesa si radunano fra le 240 e le 260 persone, nonostante debbano camminare per almeno mezzora per arrivarci. E camminare, ad Aleppo, vuol dire sfidare cecchini, granate, bombardamenti improvvisi, sempre nuovi posti di blocco stabiliti dai fanatici. Difficile dire chi voglia restare o andare. Ognuno ha i suoi piani personali e familiari. Il nostro scopo è quello di far sì che la gente sopravviva, perché continui a testimoniare la fede e sia capace di ricostruire ancora la vita dopo la guerra.

Ma come è possibile continuare a vivere ad Aleppo?

Dal punto di vista umano, devo dire che è impossibile. Immagini di vivere senza energia elettrica, senza acqua, dormire e correre il rischio concreto di essere ammazzato da una bomba, all’improvviso, nel sonno, lanciata da un fanatico islamico. E’ impossibile continuare a vivere così. Ma al tempo stesso, quali sono le alternative? Nessuna. L’unica vera alternativa è essere uccisi o sopravvivere. Scappare? E dove? Il Libano sta chiudendo le porte, la Turchia è contro di noi, nel resto della Siria c’è guerra, abbiamo tre fronti attorno alla nostra città. Quindi l’unica alternativa è sopravvivere alla morte.

Lei ritiene che sia possibile che l’Isis possa conquistare Aleppo?

Nessuno lo può sapere. Guardi cosa è successo a Mosul: in un solo giorno hanno preso la città, quando nessuno se l’aspettava. In un giorno è cambiato tutto. Se il Qatar e la Turchia continuano ad appoggiarli, lo possono fare anche altrove, anche ad Aleppo. L’esercito siriano dichiara di fare tutto il possibile per tenere l’Isis fuori dalla città, ma non riesce ad impedire loro di lanciare i razzi contro i quartieri cristiani. L’anno scorso, quando il Fronte Al Nusrah attaccò una cittadina armena, nel Nordovest della Siria, la Turchia gli spalancò le porte. I miliziani entrarono nella città, distrussero case e chiese, distrussero tutto. In sintesi, finché la Turchia non chiuderà i suoi confini ai fanatici, questa guerra andrà avanti. Finché Qatar e Arabia Saudita non continueranno a dare ai fanatici i loro soldi sporchi, questa guerra andrà avanti.

Cosa significa la persecuzione, vissuta dai cristiani?

I fanatici ci lanciano un messaggio molto chiaro: o diventi musulmano, o ti sottometti e paghi la relativa tassa, o morirai. Ma anche se accetti di restare e pagare la tassa di sottomissione, loro ti uccideranno. Per loro, l’uccisione di cristiani è premiata con il Paradiso.


martedì 21 aprile 2015

I BANCHIERI NELLE PAROLE DEL VANGELO

I banchieri ?

 Null’altro che falsari legalizzati dagli stati ad essi servilmente sottomessi con tutta la cricca politica, e l’Italia in primis !

A tale proposito per comprendere l’operato dei banchieri è sufficiente citare le Sacre Scritture in Giovanni 8:30-44 : <<  Essi gli risposero: Nostro padre è Abraamo. Gesù disse loro >>:

“Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo.  Voi fate le opere del padre vostro. Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna “

Ecco in questi pochi versetti sta racchiusa la verità biblica che i falsi figli di Abraamo (i banchieri giudei) sono dei falsari.

E per essere sicuri che questa è la verità provata, nuovamente Gesù disse loro: “Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo; ma ora cercate di uccidermi, perché vi ho detto la verità che ho udita da Dio; Abraamo non fece così”.

Ovvero i falsi ed ipocriti discendenti di Abraamo, oggi identificabili nel potere bancario-usuraio, continuano a uccidere i popoli mediante la gestione truffaldina dell'economia demoniaca istigata dal loro padre che è il diavolo.

Un Lettore dall’ Emilia Romagna


BANKSTERS / L' ABISSO DEL DEBITO



 di Reporter.

Il trilione è un numero talmente grande, inconcepibile, privo di riferimenti concreti, al di là dell'esperienza dell'uomo comune che è difficile afferrarne il senso. Eppure è ormai entrato nel calcolo economico. Fino a pochi decenni fa il debito dei singoli governi si valutava in miliardi.

Non appena entrati nel nuovo millennio, l'unità di misura del debito, nella maggior parte dei maggiori paesi avanzati, è diventato il trilione (ad es. il debito italiano è già di 2 trilioni).

Il passaggio dai milioni ai trilioni è un salto drammatico di cui è difficile capirne le conseguenze. Chiediamoci: a cosa equivale un milione di secondi? A 11,5 giorni. E un miliardo di secondi? A ben 32 anni! Ecco che percepiamo la differenza. E un trilione di secondi? Ora sì che avvertiamo la singolarità dell'incremento: se tornassimo indietro di un trilione di secondi vedremmo apparire l'homo sapiens in Europa. Infatti un trilione di secondi equivale a 32.000 anni.

Ritornando ai debiti dei governi: nel 2007 il totale del debito pubblico mondiale era di 33 trilioni e dopo sette anni, nel 2014, è salito a 58 (McKinsey and Global Institute study 2014). Se nel periodo considerato l'economia mondiale è rimasta stagnante, la differenza di 25 trilioni, dove è andata a finire, come è stata impiegata?

Si è dispersa nella biosfera? Per capirlo dobbiamo rispondere a una domanda che in mondo normale dovrebbe essere da sillabarlo: come si crea denaro? Eppure l'homo sapiens del 21° secolo ne ha reso la formazione talmente demenziale che è difficile darne una definizione in poche righe. Cerchiamo di fare chiarezza. Il denaro è creato dalle banche ogniqualvolta si chiede un prestito.

Attenzione: la banca non presta depositi, ossia denaro che qualcuno ha depositato in precedenza: fa l'esatto contrario: crea il deposito col prestito. Per ogni euro prestato, c'è un euro di credito e uno di debito per cui c'è sempre corrispondenza tra circolazione monetaria e debito.

Se c'è un trilione in circolazione, c'è un trilione di debito. La circolazione monetaria comprende la totalità dei mezzi di pagamento, chiamata «offerta monetaria» ossia la dotazione di denaro di cui l'economia ha bisogno per funzionare.

La dotazione monetaria è costituita da debiti. Ecco il primo delirio !

Quanta offerta monetaria è possibile creare?

Lo decide la banca centrale che ha il monopolio dell'emissione dell'offerta di denaro. Come lo decide? La banca centrale acquista titoli di stato dalle banche o altre istituzioni e in cambio accredita loro denaro corrispondente al valore dei titoli. Ma può anche acquistarli direttamente dai governi (come avviene in USA, UK e Giappone). Con che denaro acquista i titoli? Li attinge da un fondo immaginario e proprio perchè immaginario è illimitato. È come se avesse una ricchezza infinita da dare in prestito e ogni tanto traesse un assegno su stessa a fronte di denaro che non possiede.

Ecco il secondo delirio !

Supponiamo che decida di aumentare l'offerta monetaria cioè i mezzi di pagamento di 100.

La banca centrale acquista titoli di stato per 100 e li colloca nell'attivo del bilancio mentre al passivo colloca 100 da versare a favore del venditore, in genere una banca del sistema, a cui in tal modo aumenta le riserve che serviranno ad acquistare nuovi titoli da cedere poi alla banca centrale per ulteriori espansioni monetarie. L'offerta monetaria che la banca centrale emette, è al passivo del suo bilancio in quanto rappresenta un suo debito nei confronti della collettività. Ogni euro emesso, infatti, rappresenta, per la collettività, il diritto all'acquisto di beni e servizi. Sorvoliamo sul fatto, non certo secondario, che la distribuzione di questi diritti è iniqua perché aumenta la capacità di spesa solo di alcuni privilegiati che ne vengono in possesso per primi; sorvoliamo inoltre sul fatto sul come li spendono e sulle distorsioni che provocano.

Da cosa sono garantiti questi diritti o buoni di acquisto? Praticamente dai debiti dei governi che sono crediti della banca centrale perché i governi dovranno rimborsare il denaro prestato.

Ricordiamo ancora una volta che il debito dei governi equivale al denaro emesso.

Ma se il denaro deve avere valore e conservarlo nel tempo, deve essere convertibile a richiesta, in ricchezza tangibile.

Da quando esiste la banca centrale e fino a quasi 50 anni fa era infatti possibile richiedere la conversione delle valute in oro che figurava, nell'attivo del suo bilancio in luogo dei titoli di stato. Il denaro, dunque, era un credito che incorporava, oltre al diritto generico di acquisto di beni e servizi, anche quello di conversione nella moneta vera e propria, cioè l'oro, il mezzo di estinzione definitiva dei debiti, poiché a differenza dei titoli di stato, non rappresenta debiti di terzi, sempre in soggetti ad insolvenza, ma ricchezza pura.

Il denaro attuale, come ad esempio l'euro, è invece convertibile solo in debito e siccome i governi sono per natura insolventi, il loro debito è come una cambiale che non viene mai pagata e che deve essere sempre rinnovata. Pertanto la banca centrale, per evitarli il default, deve acquistare da loro ulteriori «cambiali» espandendo l'offerta monetaria. Più passività vengono emesse più denaro circola. La circolazione monetaria è costituita da debito insolvente mascherato da denaro.

Ecco la  terza follia.

A quale follia siamo arrivati! Il denaro, infatti, dovrebbe essere esattamente l'opposto del debito, come l'acqua è l'opposto del fuoco. Il denaro è ciò che estingue il debito, non ciò che l'aumenta rendendolo sempre più inesigibile.

Pertanto il debito né potrà essere estinto né il credito ripagato in via definitiva ma potrà solo essere trasferito. Se Tizio si indebita con Caio per 1000 e paga dopo un anno, Tizio, sicuramente cancella il proprio debito. Caio venuto in possesso dei 1000, li trasferirà a Sempronio e così via. A livello economico complessivo i 1000 circoleranno sempre come debito perché non esiste il mezzo per estinguerli.

Il debito dunque può solo aumentare e mai diminuire: il debitore principale, infatti, deve pagare gli interessi su debito e quindi il debito deve crescere almeno nella stessa misura degli interessi. E poiché essi gravano su tutta la circolazione monetaria esistente, che è debito, la banca centrale sarà costretta ad allargare l'offerta di moneta pari al debito per interessi.



I trilioni sono destinati ad aumentare e non si può tornare indietro: se, per ipotesi, tutti pagassero i propri debiti, i mezzi di pagamento, essendo debiti, scomparirebbero e si tornerebbe al baratto. Ecco la quarta follia.

Superfluo dire che essendo la creazione del debito più veloce di quella della formazione della ricchezza necessaria a pagarlo, il risultato è la regressione economica. Il sistema monetario attuale è un malato terminale.

La fine è inevitabile.

Molto più vicina di quanto si pensi.

sabato 18 aprile 2015

LA " LIBERAZIONE " ? UN CRIMINE CONTRO L' UMANITA'


 di: Anonimo Pontino.

Tutti gli anni in occasione del 25 aprile i rappresentanti dei nostri governi aziendali ci ricordano l’importanza di essere stati liberati grazie all’intervento delle forze “alleate”, ci ricordano anche i grandi traguardi raggiunti con 70 anni di antifascismo.

Molti italiani festeggiano. Non sanno che è una festa inventata ed imposta da quelli che oggi dominano con la dittatura della finanza e del Fiscal Compact. Non sanno che l’Italia è una colonia sottomessa di un’entità astratta e spietata come l’UE, un insieme di inutili burocrati al completo servizio dei banchieri. Non sanno cosa fecero i “Liberatori” nel nostro paese.  L'alchimia  con  la  quale  siamo  mantenuti  in  uno  stato  di  inconsapevolezza viene riassunta da quello che diceva Orwell “Chi controlla il passato controlla il futuro”. Un popolo che non conosce il proprio passato purtroppo non ha futuro.

Tra i “Liberatori” del nostro paese c’erano anche i marocchini inquadrati nel “Corpo  di  spedizione francese in Italia”.

Gli  "alleati"  avevano  bisogno  di  soldati  per  scacciare  i  tedeschi  dall'Italia,  e pensarono bene di assoldare  le  truppe  marocchine (in realtà c’erano anche tunisini, senegalesi e algerini),  con  una  promessa:  il  DIRITTO  DI  PREDA.

Fu  distribuito  un  volantino,  redatto  dai francesi,  che  recitava  quanto  segue:  (fonte: Wikipedia)

«Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete »

(Traduzione dell'associazione nazionale vittime civili)



Ed  è  proprio  così  che  andarono le cose.

Furti nelle abitazioni, violenze, omicidi, feroci stupri di gruppo ai danni prevalentemente di donne e bambini, ma anche di uomini. Le violenze non durarono solamente 50 ore.

Il Presidente dell'Associazione Nazionale Vittime delle "Marocchinate" Emiliano Ciotti fa una stima dello stupro di massa:

«Facendo una valutazione complessiva delle violenze commesse dal "Corpo di Spedizione Francese", che iniziò le proprie attività in Sicilia e le terminò alle porte di Firenze, possiamo affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne italiane stuprate. I soldati magrebini mediamente stupravano in gruppi da 2 (due) o 3 (tre), ma abbiamo raccolto testimonianze di donne violentate anche da 100, 200 e 300 magrebini »

Lo  scrittore  Norman  Lewis,  all'epoca  ufficiale  britannico  sul  fronte  di  Montecassino,  narrò  gli eventi:

« Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate... A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n'erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I Marocchini di solito aggrediscono le donne in due - uno ha un rapporto normale, mentre l'altro la sodomizza. »

(Norman Lewis nel libro Napoli '44)


 Così tra uno stupro e l’altro, con l’aiuto dei bombardieri che hanno distrutto interi quartieri dove non c’era nemmeno un militare, siamo stati “liberati”.



Mia nonna mi raccontava spesso di quella mattina del 19 luglio 1943 quando venne distrutto il quartiere di San Lorenzo a Roma. Più di 520 bombardieri americani sganciarono più di mille tonnellate di bombe sulla capitale. Circa tremila civili vennero uccisi e almeno diecimila feriti.

Ora finalmente siamo liberi.

Siamo liberi di avere un paese dove tutto è privato, anche l’acqua.

Siamo liberi di avere 10 milioni di italiani sulla soglia di povertà.

Siamo liberi di fare la fila per pagare l’IMU e salvare le banche private.

Siamo liberi di avere una moneta privata, emessa da banche private, caricata da interesse privato, deciso da agenzie di rating private al servizio delle stesse banche private.

Siamo liberi di vivere in un paese dove su 10 ore di lavoro i governi te ne tolgono più di 7 per non darti niente in cambio.

Siamo liberi di vivere in un paese dove ti pignorano casa per i 3 euro non pagati del parcheggio.

Siamo liberi di vivere in un paese dove il presidente dell’INPS guadagna 800 volte quello che guadagna un impiegato normale.

Siamo liberi di avere i figli disoccupati, mentre gli extracomunitari prendono sussidi fino a 2000€ e case popolari (http://xn--identit-fwa.com/blog/2012/11/14/scandalo-a-trento-agli-immigrati-2000e-al-mese-alloggio-bus-gratuito-e-buoni-pasto/ ) .





IL CALVARIO DELLA SIRIA




La Passione della Siria continua: gli ultimi sviluppi e le prospettive per il futuro.

Lo schema con cui i media mainstream seguono alcune vicende internazionali si ripete con inesorabile monotonia. Inizialmente i mezzi di “informazione” sostengono -con grande dispiego di mezzi- la versione politically correct voluta dai cosiddetti poteri forti, successivamente, se le cose non vanno nel senso sperato da questi ultimi, fanno calare un silenzio tombale sull'argomento. E' quanto si è verificato anche per la tragedia siriana: a partire da marzo 2011 la realtà presentata dai media è stata quella di un popolo che lottava (inizialmente con mezzi pacifici e poi, per pura necessità, con le armi) contro un tiranno sanguinario, il Presidente Assad, i cui giorni erano però, si assicurava, contati. 

Qualche mese ed un piccolo aiuto delle potenze occidentali ed anche il “tiranno” di Damasco avrebbe fatto la fine di Gheddafi e di Saddam Hussein.



 Le cose però non sono andate così: in primo luogo l'esercito siriano, contrariamente ai desiderata di certe potenze occidentali, non si è dissolto dividendosi per linee confessionali, ma ha continuato a difendere compatto il Paese, per cui il sogno di una marcia trionfale su Damasco, che sembrava a portata di mano nel 2012, non si è realizzato. In secondo luogo i cosiddetti “ribelli” anti Assad si sono lasciati andare ad un tal numero di efferatezze, di stragi, di atti di pura barbarie che è diventato difficile, anche per una stampa mediamente priva di dignità come la nostra, continuare a presentarli come degli indomiti combattenti per la libertà e la democrazia. Infine la Russia si è messa di traverso ad un eventuale intervento delle potenze occidentali e non in senso metaforico, ma materiale, schierando le proprie navi tra le coste della Siria e le flotte dei paesi Nato nel momento in cui sembrava certo l'inizio dei bombardamenti.

La reazione dei media a queste “sfavorevoli circostanze” è stata quella consueta: far calare il silenzio sulla tragedia siriana.

Alcuni rovesci subiti dall'esercito di Damasco nelle ultime settimane hanno però risvegliato la speranza di una rapida caduta del “tiranno” ed ecco allora nuovamente i media occuparsi della vicenda, salvo ovviamente ignorare o deformare l'orrendo episodio dei missili su Aleppo nel giorno della Pasqua ortodossa. 

Ma cosa sta succedendo veramente in Siria?, l'esercito regolare ed i suoi alleati (Hezbollah libanesi e milizie locali) sono realmente a rischio di essere travolti?, l'ISIL è effettivamente alle porte di Damasco?

Per poter tentare di dare una risposta è necessario sapere che, attualmente, in Siria sono attivi ben ottantadue fronti di guerra distribuiti praticamente su tutto il territorio siriano. Nei primi mesi del 2015, su molti di questi fronti l'iniziativa militare è stata nelle mani dell'esercito regolare che ha conseguito alcuni significativi anche se limitati successi. In particolare l'esercito siriano ha continuato il repulisti di tutta la regione frontaliera con il Libano (purtroppo creando problemi a quest'ultimo perchè gli islamisti in difficoltà in Siria passano il confine e vanno ad ingrossare le file di quelli libanesi). In questo settore è proprio di questi giorni la riconquista quasi totale della strategica area di Zabadani. Progressi sono stati registrati anche sul fronte di Deir Ezzor dove i paracadutisti del Generale druso Issam Zahreddine, aiutati da alcune milizie tribali sunnite, sono riusciti a riconquistare un'isola al centro della città ed alcuni villaggi del circondario, Al Kahanamat e Al Mahala, allontanando per ora la minaccia sull'aeroporto. Anche nei dintorni della città orientale di Hasaka diversi villaggi sono stati abbandonati dall'ISIL sotto la pressione delle truppe regolari siriane appoggiate, in questa zona, da milizie cristiane assire.


( Milizie cristiane filo-governative in Siria, benedette da un Pope prima di affrontare la battaglia contro i ribelli jahidisti ) 

La situazione è invece molto delicata sul fronte nord, lungo il confine con la Turchia. Qui le varie sigle della galassia islamista possono contare su due fattori strategici a loro favore. In primo luogo l'appoggio logistico di ampi settori della sicurezza e delle forze armate turche che permettono il continuo passaggio di rinforzi e rifornimenti per le organizzazioni guerrigliere e che, secondo alcune fonti, talvolta intervengono direttamente negli scontri. In secondo luogo il fatto che nella regione le organizzazioni islamiste godono di diffuse simpatie presso alcuni settori della comunità sunnita. In altri termini in questa zona possono contare su un relativo appoggio popolare che manca loro, per fare un esempio, nella città di Damasco. A febbraio vi è stata comunque un'offensiva dell'esercito siriano anche a nord di Aleppo con la riconquista di numerose posizioni e la “quasi” liberazione di due villaggi sciiti assediati da due anni. Nelle settimane successive però, grazie a massicci aiuti arrivati attraverso il confine turco, le milizie islamiste sono riuscite a recuperare le posizioni perdute.

Complessa anche la situazione nel fronte sud, al confine con la Giordania e Israele. Anche in questo settore gli aiuti che arrivano da oltreconfine, permettono ai guerriglieri di resistere alle azioni dell'esercito regolare e di passare sovente al contrattacco.

Tre avvenimenti recenti sono stati indicati come significativi delle difficoltà in cui si troverebbe attualmente l'esercito di Damasco:la caduta delle città di Idleb al confine con la Turchia e di Boshra sul fronte sud e la conquista del campo profughi palestinese di Yarmuk, alle porte di Damasco, da parte dell'ISIL.

Come valutare queste sconfitte? Devo premettere che, secondo me, l'esercito siriano non potrà mai sconfiggere completamente le milizie islamiste nè conseguire il controllo di tutto il territorio. Lo impediscono due fattori: la natura delle forze armate di Damasco, concepite più per grandi battaglie campali che per una azione di controguerriglia che richiede autonomia di decisione anche nei piccoli reparti e rapidità di azione, ma soprattutto il massiccio afflusso di aiuti e rinforzi che arriva ai guerriglieri attraverso i confini turco e giordano. Una guerriglia che dispone di “santuari” così importanti nei paesi confinanti e che viene dagli stessi continuamente alimentata non è eliminabile. Basti pensare che, dall'inizio della guerra ad oggi, si calcolano in molte decine di migliaia i guerriglieri eliminati, senza che questo abbia influito più di tanto sulla capacità operativa delle milizie islamiste. Segno che queste ricevono dall'estero un continuo flusso di nuovi combattenti, volontari o mercenari che siano.

Questo però non vuole dire che l'esercito siriano sia sul punto di crollare e che quindi agli islamisti stiano per spalancarsi le porte per l'agognata cavalcata su Damasco. Le strutture militari sono tuttora ben salde ed ancora recentemente l'ambasciatore di Russia in Siria ha assicurato che il suo paese fornirà a Damasco le armi di cui ha necessità per la sua difesa. Anche l'appoggio popolare al regime di Assad è ancora consistente. Damasco è una città di tre milioni di abitanti, in stragrande maggioranza favorevoli al regime baathista. Analogo discorso per Latakia e la regione costiera. Difficile credere che queste realtà siano disponibili a consegnarsi a persone che hanno dimostrato di trattare i loro nemici (o presunti tali) con spaventosa crudeltà. Le immagine di persone torturate, bruciate vive, decapitate, crocefisse sono ben presenti a tutti quei siriani che, in qualche modo, per appartenenza politica o credo religioso, ritengono di poter essere nel mirino degli islamisti. Anche i recenti vantati successi della guerriglia non sembrano poi essere così decisivi: Idleb è stata abbandonata dall'esercito a causa della sua inferiorità numerica al momento dell'attacco nemico. 


( soldati cristiani in Siria, in ginocchio a pregare dopo aver riconquistato una Chiesa profanata dai tagliagole jiahidisti ) 


Attualmente però le forze armate di Damasco, dopo aver ricevuto rinforzi, sono attestate tutto intorno alla città e stanno cercando di tagliare le linee di approvvigionamento dei guerriglieri con la Turchia anche se, per il momento, non sembrano intenzionate a tentare la riconquista del centro urbano. Yarmuk era già, da almeno due anni, quasi interamente controllato da fazioni palestinesi legate ad Hamas e contrarie ad Assad. La novità consiste solo nel fatto che queste fazioni hanno stretto un'alleanza con l'ISIL che ha potuto così entrare nel campo dove, peraltro, non sono presenti truppe siriane. Boshra infine è una cittadina la cui perdita – peraltro non confermata – starebbe solo a dimostrare l'incapacità dell'esercito siriano a controllare contemporaneamente tutto il territorio coinvolto dalle operazioni belliche.

E quindi? Se la guerriglia -così massicciamente appoggiata dall'esterno- non può essere definitivamente sconfitta, ma il governo baathista ha ancora sufficienti forze per resistere, quale potrà essere il futuro prossimo della Siria? Purtroppo solo la prosecuzione della guerra, con nuovi lutti, nuove distruzioni, nuovi sanguinari atti di crudeltà e fanatismo, nuove sofferenze. Spegnere questo incendio, le cui fiamme già hanno avvolto il vicino Iraq e stanno lambendo il Libano, è una decisione che potrebbe essere presa solo dalla comunità internazionale. Duecentocinquantamila morti e la quasi totale distruzione del Paese non sono state sufficienti a spingere verso questa scelta. Evidentemente qualcuno, da qualche parte, ha deciso che, per l'umanità è giunta l'ora di spalancare le porte del Caos...

Marco Villani




giovedì 9 aprile 2015

VERSO UNO STATO DI POLIZIA

La nuova legge sulla non punibilità dei reati minori – l’ ambito della norma –  verso lo Stato di Polizia -

Da alcuni giorni è entrata in vigore la legge cosiddetta per la archiviazione per tenuità del fatto dei reati minori.

Si tratta del decreto legislativo approvato dal consiglio dei ministri in data 12 marzo 2015 e successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

La legge introduce un nuovo articolo penale ( 131 cp bis) che stabilisce che nel caso di reati sanzionati con una pena detentiva fino a cinque anni nel massimo o per reati punti con mera pena pecuniaria sarà possibile per il pubblico ministero chiedere l’ archiviazione del procedimento.

Del pari, quando il processo non si trovi più nella fase delle mere indagini preliminari ma sia già sfociato davanti ad un giudice, il giudice dovrà pronunciare sentenza di non luogo a procedere , cioè una sorta di assoluzione processuale dell’ imputato, che non significa però assoluzione in senso stretto, ma solo la rinuncia dello Stato a procedere oltre in questi casi.

Vista così, la legge sembra essere una sorta di indulgenza plenaria per tutta una serie di reati che non sono poi in astratto neanche tanto lievi, visto che possono essere infitti fino a cinque anni di carcere….

In realtà le cose non stanno in questi termini, ma presentano un profilo piuttosto preoccupante. Preoccupante, ma non nel senso di un lassismo generalizzato e l’ instaurazione di una sorta di impunibilità generalizzata..

Infatti, non tutti i reati ricompresi in questa ampia forbice saranno graziati con archiviazione o  sentenza di improcedibilità.


Quali saranno, quindi, i reati che cadranno in futuro in sanatoria e quali invece quelli che porteranno in carcere ?

Lo deciderà il Giudice, dice la legge. Infatti, saranno ricompresi  nella  indulgenza del sistema i reati connotati  da tenuità del fatto o tenuità del pericolo cagionato dal reato.

Attenzione, però : a decidere questi requisiti sarà il giudice, caso per caso e non la legge.

All’ archiviazione potrà opporsi il Pubblico Ministero o l’ imputato, perché questa forma di archiviazione/proscioglimento non è una forma di assoluzione, ma pur senza punire, di fatto è da ritenersi un implicito riconoscimento di responsabilità, il che ha il suo rilievo in ordine a possibili azioni risarcitorie delle parti danneggiate che non saranno precluse da questi provvedimenti.

Nulla dice la legge sulla sorte di queste opposizioni e su altri profili tecnici che saranno ineludibili al momento del collaudo della legge nei processi reali.

Un primo commento su questa radicale novità processuale è doveroso.

La legge si presenta come la risposta sbagliata ad un problema reale : il problema reale è quello che sovente lo Stato non ha interesse a perseguire fatti di minima entità , che sono pur sempre reati, come il caso di scuola della mela rubata sul banco della frutta o dell’ insulto sfuggito di bocca.

Anni e anni di  processi per punire col carcere questo genere di fatti, che comunque alla fine di fatto sono non punibili in forma detentiva  per tutta una serie di ragioni tecniche e giuridiche , rischiano di essere spaventosamente costosi  senza neppure avere un effetto deterrente.

La risposta dello Stato però è sbagliata, perché per  risolvere un problema facilmente risolvibile in altro modo, ne crea altri di spaventosamente gravi.

La ragione è intuitiva e deriva dal fatto che il discrimine fra reato punibile e reato non punibile non viene tracciato dalla legge, ma dall’ umore ( e orientamento politico ) del giudice…

Con questa legge viene minato alle basi il principio di eguaglianza fra i cittadini, nonché il principio di tipicità penale, di legalità, in virtù del quale ogni persona ha il diritto di sapere in anticipo se la sua condotta futura sarà punibile o meno. Una legge dai forti connotati di anticostituzionalità.

Nell’ ambito dei reati ricompresi nella forbice legislativa, non sarà più la legge a stabilire se una condotta è punita o no, ma lo sarà il giudice, dopo che i fatti  oggetto di processo saranno avvenuti !



E tutto ciò avverrà nella più totale discrezionalità : il giudice, senza il vincolo di una legge, potrà punire o non punire a suo perfetto arbitrio.

Questa legge ci fa fare sì un balzo.... ma all' indietro nel tempo :  cancellati secoli di evoluzione giuridica verso principi di legalità, ci riporta di colpo al medioevo del diritto : in fondo, seguendo la logica perversa sottesa a questa legge, l' intiero codice penale si potrebbe, alla fine, riassumere in un solo " articolo unico" all' incirca così : " tutto quello che il giudice decide vada punito, è reato. Il resto è ammesso".

Tutto ciò porterà ad una ricaduta totalitaria nella società, ad un sottile instaurarsi di uno Stato di Polizia e non di legalità : a parità di reati, ci saranno imputati che verranno condannati perché ostili all’ establishment politico – lobbistico che si nasconde dietro le toghe dei giudici e imputati, invece, che non saranno puniti perché, viceversa, non sgraditi a questo establishment.

L’ immoralità di comportamento , il servilismo verso l’ autorità giudiziaria , l’ indecenza,  le chiamate di correità fasulle ,  il politicamente corretto saranno i criteri in virtù dei quali i giudici alzeranno i pollici o li  gireranno verso il basso. Proprio come nel Colosseo della Roma decadente : morituri te salutant

E’ così difficile ipotizzare cosa accadrà ? Un Italiano insulta un  rom : condannato. Un negro insulta un Italiano : assolto. Un Italiano ruba in un supermercato : condannato. Se il furto lo fa invece un albanese che dice di morire di fame ed essere profugo balcanico  : assolto. Un negoziante  prende a calci un rapinatore ? Condannato. Un no global tira un sanpietrino ad un poliziotto ? Assolto. Non è demagogia ipotizzare uno scenario del genere, in parte già lo sperimentiamo… E disuguaglianze  di questo e di ogni tipo andranno moltiplicandosi….

L' attenzione punitiva andrà quindi spostandosi dalla valutazione del fatto, eguale per tutti i cittadini che l' abbiano compiuto, per portarsi alla valutazione del soggetto che abbia compiuto il fatto . se è un soggetto gradito all' establishment sarà assolto, se sgradito o di notori sentimenti antigovernativi , sarà condannato.

La deriva totalitaria è evidente. Tutti i processi ricompresi nella forbice legislativa diventeranno processi politici, in cui il discrimine per l' indulgenza sarà l' adesione o no dell' imputato al blocco sociale su cui si sostiene l' attività istituzionale e governativa.

Che questo sia l' esito finale di questa legge è evidente , considerando anche il basso tasso di compatibilità della magistratura italiana con i principi di legalità.  

Già alle prime applicazioni della legge abbiamo assistito  alla discriminazione verso soggetti politicamente esposti su posizioni antigovernative : si veda il caso di pochi giorni fa in cui a un indipendentista triestino  è stata negata l' assoluzione in oggetto, in un processo  di bassissimo rilievo penale, dove è prevista al massimo la sola multa di poche centinaia di euro :



La magistratura si avvia quindi ad avere una nuova, potente arma per  il controllo sociale e politico , da offrire ai poteri forti o a chi, di volta in volta, saprà pagare meglio il giudice : non nascondiamoci dietro un dito : la magistratura italiana è estremamente corrotta e questo genere di leggi  finiranno con il moltiplicare malagiustizia, corruzione giudiziaria, disparità di trattamento, odio sociale.

Dietro quindi una apparente veste di indulgenza lassista, si nasconde invece l’ artiglio di una dittatura giudiziaria prossima ventura. Come se non bastasse già quella che sperimentiamo ogni giorno.


Avvocato Edoardo Longo

338.1637425